"Les deux filles" verso il Marocco
Agosto - Settembre 1994
Estate 1994

La partenza da casa
15.8.1994
Dopo una giornata di lavoro e un aperitivo offerto dai colleghi di lavoro, partiamo alla volta di Ginevra. Il contachilometri segna 64450 km, la Marocchina é ancora lucida e i bagagli sono tutti riposti ordinatamente. Noi siamo naturalmente ansiose e pensiamo a come saranno le nostre vacanze, chi incontreremo, cosa vedremo, ...
In un' area di servizio della Gruyère ci fermiamo a gonfiare il materassino a due piazze prestatoci dalla sorella di Vera. Non abbiamo la pompa e quindi dobbiamo gonfiarlo con l' aria dei nostri polmoni!! A gonfiatura ultimata cerchiamo di far entrare il materassino (gonfiato non é piú "ino"!) nella Marocchina. In un' area di parcheggio poco prima del confine ci fermiamo per dormire. Dopo aver spostato tutti (leggi TUTTI!!!) i bagagli sulla panchina anteriore, riusciamo a ricavare un loculo funerario duplex e dormiamo.
16.8.1994
Il contachilometri segna 64673 km.
Ci svegliano i motori delle auto che si fermano per far fare pipí ai conducenti. Frugale colazione, igiene corporale, ... poi partiamo alla volta della dogana di Ginevra Meyrin. Un doganiere scambia Budapest con Bucarest e asserisce che per i cittadini rumeni ci vuole un visto d' entrata per la Francia. Per nostra fortuna alla parete é appesa una cartina geografica, cosí possiamo dimostrare che Vera é Ungherese e non Rumena... Prendiamo la direzione di Bellegarde su strade principali. Passiamo lungo le gole del Giura, attorno a noi delle pareti altissime e alla base ci troviamo noi, nel punto piú stretto e piú fondo. Apriamo la capote perché il tempo é veramente bello e caldo. Il paesaggio diventa sempre piú piatto e le gole piú larghe: ci avviciniamo a Lione. A mezzodí ci fermiamo in un parcheggio per mangiare. Purtroppo il puzzo della maleducazione altrui ci impedisce di gustare le nostre verdure. A Lione parcheggiamo proprio davanti all' entrata di un negozio di modellismo. Ne esco con solo 3 modellini! Cercando di lasciare Lione, visitiamo i quartieri vicini. Prendiamo la direzione di St. Etienne - Puy. Poco dopo Puy, a Solignac s/Loire, troviamo un campeggio accogliente. Tuoni e fulmini preannunciano un acquazzone. Dovremo ri-dormire in macchina perché, data la mia fobia per la ruggine, il telaio é ben ingrassato e dormire sotto la macchina non ci sembra un' idea molto pulita!
17.8.1994
Stato del contachilometri: 65046 km
Dormiamo profondamente, cullate dal vento che muove la Marocchina e dall' acqua che entra. Il mattino, poi, grandina! A Mende ci fermiamo per un panino e per cambiare i chèques. Vera si compera un berrettino alla Sherlock Holmes, di quelli stile caccia-pesca-funghi-castagne...Il panorama cambia di nuovo: ci arrampichiamo su alte colline e ridiscendiamo nelle gole, poi, attorno a noi solo campi di girasoli. Poco prima di Flavin, davanti ad una casa, riposa un' AZAM 1964 blu montecarlo. Il proprietario racconta che é la sua macchina, cioé viene utilizzata tutti i giorni (per tutti gli usi possibili, aggiungo io, guardandola con pietá). Dopo Albi continuiamo in direzione di Tolouse. É incredibile come nello spazio di poche decine di chilometri la geografia cambi. Sosta veloce a Tolouse: sedute in un bistrot, respiriamo l' aria mediterranea della Francia del sud. In questa zona vediamo parecchie 2CV degli anni '70: queste "incorrodibili" sono in uno stato nettamente migliore delle sorelline piú giovani parcheggiate accanto! A Roques s/Garonne troviamo solo un campeggio, per di piú completo... ma con il nostro "charme" (aspetto sozzo e trasandato, sguardo disperato, alone di fetore, ...) ci sistemano in un "cubiculum" tra due roulottes.
18.8.1994
65483 km
Ci svegliamo all' arrivo del panettiere: compriamo la colazione. La direzione é Muret - St. Gaudens - Tarbes - Pau - Bayonne. Da Bayonne in poi viaggiamo, anzi, stiamo fermi, in colonna. Sentiamo odore di sale: il mare é vicino! Entriamo in Spagna dalla Frontiera di St. Sebastian. In un distributore di benzina riusciamo a cambiare i nostri FF in PTAS: "¡diez minudos en España e giá hablo español...!" Siamo nella regione dei Paesi baschi, i paesi hanno i nomi in due lingue, spagnolo e basco: Vitoria-Gasteiz, St. Sebastian-Donovia,... La lingua basca é curiosa: tante "KSIOGZKUÈZ"! St. Sebastian e dintorni sono squallidi, sporchi e inquinati. La nostra immagine della Spagna si infrange temporaneamente. Viaggiamo su enormi viadotti intasati dai camion, poi tra enormi roccioni lunari e praterie. Con la benzina e i soldi contati arriviamo a Vitoria, in un campeggio occupato da giovani turisti spagnoli.
19.8.1994
65968 km
In mattinata ci rechiamo in una banca per cambiare dei chèques. Al sesto tentativo troviamo una banca disposta a darci il desiderato denaro. Le operazioni per cambiare i nostri chèques (pron. cèques) sono complicate e lunghe, mai piú prenderó con me dei cèques!! Proseguiamo in direzione di Burgos. Il paesaggio é piatto, bruciato dal sole. Tra Palencia e Buenavente i dintorni sono a dir poco raccappriccianti. Il terreno é arido e non c'é ombra di vegetali nel raggio di chilometri. Le case sono di fango o materiale simile, ad un piano, a forma di cubo e semi diroccate. Immaginatevi un qualunque film western nel piú secco posto del Far West. Nei dintorni non c'é né un bar né un negozio... Mi correggo, nell' unico bar-ristorante della zona mangiamo un piatto di maccheroni liofilizzati e pastorizzati, melone, acqua e caffé in compagnia dei numerosi abitanti dei Pueblos e i camionisti locali. Interessante la telenovela che accompagna il nostro pasto luculliano. Dopo Verín tornano le montagne. Entriamo in Portogallo dopo Bande, a Monção, nel parco naturale. Incrociamo diverse automobili "normali", i cui proprietari ci salutano festosamente indicando la nostra 2CV... Eccezionalmente arriviamo al campeggio prima della chiusura.
20.8.1994
66582 km
I villaggi della zona sono addobbati "kitchosamente" per una festa locale. É sabato e, a Ponte da Barca, dobbiamo cambiare i nostri dobloni spagnoli in scudi portoghesi in un negozio di scarpe. A pochi minuti di macchina si trova la localitá della partenza del Raid: Viana do Castelo. Non abbiamo nessun' idea di dove ci dobbiamo recare e non abbiamo nemmeno visto una 2CV! A Viana la festa é in proporzioni enormi rispetto ai paesini, parcheggiamo la Marocchina in un parcheggio sotterraneo e andiamo a vedere il corteo. Molte strade sono sbarrate e la gente ha portato con sè le sedie di casa, sembra un negozio di mobili! Non troviamo il luogo della partenza e nemmeno gli organizzatori. L' unica informazione in nostro possesso é una lista di alberghi dove coloro che hanno scelto la modalitá 1, cioé vitto e alloggio compreso nelle spese di partecipazione, dormiranno. Decidiamo di recarci all' indirizzo del giorno, a Fão. Nel frattempo tutte le strade di Viana sono sbarrate e noi non possiamo uscire dal posteggio. Acchiappo un "ajente dão polição" (señor Gonçalves) e spiego il problema. La gente e le transenne si spostano e noi percorriamo un tratto del percorso del corteo, la gente ci applaude... Incontriamo una coppia germanica con il figlio che fanno autostop: nonostante i bagagli facciamo posto ai tre. Sopravviviamo ad un controllo della polizia grazie alla benevolenza dell' agente che avrebbe avuto parecchi motivi per multarci. Dove i nostri passeggeri scendono troviamo, per caso una jeep del Geoclube, gli organizzatori del Raid. Ci conducono al luogo della partenza, sono quasi tutti arrivati. La preparazione e lo stato della nostra 2CV vengono controllati "scrupolosamente": ..il motore c'é,... le luci anche,... la borraccia dell' acqua,... va bene! Riceviamo (ulteriore nel mio caso) pubblicitá da applicare alla macchina. Siamo un bel gruppo di diverse nazionalitá, alcuni partecipanti li conosco giá. Mangiamo tutti assieme delle gustose specialitá portoghesi: "sofficini e crocchette", grigliata, insalata russa, frutta, "vinho verde",... Piú tardi arriva un gruppo folkloristico che propone danze e canti locali. La modalitá 2, cioé noi che dobbiamo provvedere al vitto e alloggio da soli, dormirá nel prato vicino, in compagnia delle formiche.
21.8.1994
66701 km
Alle 9.00 parte la prima macchina. A distanza di alcuni minuti le altre, una dopo l' altra. Direzione Ponte da Lima. Ogni giorno dei punti di controllo si assicureranno che tutti passino per la strada giusta. Ogni eventuale ritardo, sia il mattino alla partenza, sia la sera all' arrivo, verrá punito con delle penalitá, cosí da peggiorare il posto in classifica. Ogni mattino dovremo essere presenti al "Briefing" (da non confondere, purtroppo, con "Breakfast"), dove il responsabile dará delle informazioni riguardanti la giornata. Saranno previste delle prove di regolaritá, dove vince chi mantiene la stessa velocitá per tutto il tragitto (facile su strada, impossibile su piste sterrate). La maggior parte di noi, vorrei dire quasi tutti, era convinta di partecipare ad un viaggio turistico, invece si tratta di una gara vera e propria. L' organizzazione si compone di alcune persone che conoscono bene il Marocco ed hanno esperienza in viaggi di questo tipo: due cuoche, due medici, un meccanico specializzato Citroën, dei giovani studenti che si occupano di un po' di tutto, il responsabile di Geoclube, un' addetta alle Public Relations (pron. Pabblic Relescions) ed alcuni altri che non capisco di cosa si occupino (forse sono di "bellezza"?). Un furgone trasporta materiale vario e la cucina, dei fuoristrada le persone. In un paesino in montagna finisce la navigazione con la cartina e inizia quella con il Road Book. Qui assaggiamo per la prima volta l' estro cullinario portoghese. Nel paesino ci sono ancora dei curiosi granai di pietra. In pomeriggio viaggiamo su delle strade forestali della Serra da Peneda, Serra Amarela e Serra do Gerês: polvere, fossati, buche, pietre,... Arriviamo senza problemi a Montalegre. Solo i Belgi hanno il "Terra-Trip", un contachilometri che conta i metri. Alcuni hanno collegato un contachilometri da bicicletta alla ruota. Per noi é molto piú difficile, le distanze sul Road Book sono date in metri e spesso si tratta di viaggiare per tratte inferiori a 50 metri, per trovare la direzione giusta. Il chilometraggio totale, dal punto di partenza del Road Book, ci aiuta molto. Montalegre é un grosso paese di montagna, situato su un altipiano. La fine della tappa é al castello. Al campeggio, l' "organização" ci prepara la cena. Siamo 12° in classifica. La temperatura é siberiana: altro che spiagge dorate e baciate dal sole, dormiamo sull' erba, bagnate dall' umiditá.
22.8.1994
66948 km
Fa cosí freddo che l' acqua gelata dei servizi sembra calda. A Montalegre cambiare dei cèques (la pronuncia non cambia, rispetto alla Spagna), é facile e veloce! Arriviamo 4 minuti in ritardo alla partenza e ci affibbiano le tanto temute "penality". Ci spiegano che dobbiamo essere puntuali al minuto, e alla fine di una tappa si deve arrivare da 15 minuti prima del tempo dato o dopo, altrimenti ci sono altre penality. Al mattino abbiamo ancora piste nella Serra da Leiranco, e il pomeriggio strada normale, da Chaves a Braga. Le piste e le strade forestali sono uno spasso, le strade asfaltate noiose e intasate dal traffico. I nostri compagni sono simpatici, solo alcuni prendono sul serio la gara, gli altri non badano alle penality che si accumulano e si fermano a fotografare o a bere una birra. A Braga il bar discoteca Populum ci offre, malgrado la nostra tenuta per niente adatta al luogo, stuzzichini e aperitivo. Noi della modality 2 ci rechiamo al campeggio, dove le doccie calde e le pizze ci aspettano. La notte viene a piovere e, siccome noi non abbiamo una tenda, ci rifugiamo nell' avantenda di Georg e Bernd (che tra l' altro sta segando un' intera foresta amazzonica...ron-fiii...ron-fiii...).
23.8.1994
67202 km
Abbiamo 6 ore per la tappa odierna, su strada asfaltata: Braga-Guimarães-Amarante-Mesão Frio-Lamego-Trançoso-Celorico-Gouveia-Manteigas. Delle volte mi sembra quasi di essere in Svizzera, il paesaggio é simile. Visitiamo, o per meglio dire transitiamo, per dei paesini, campagne e boschi. La gente é accogliente e gentile, mai insistente. Nei paesi, la gente e i bambini ci aspettano al bordo della strada per salutarci. Mi piace il Portogallo! Purtroppo il tempo stringe e devo rinunciare dolorosamente alla visita del vicino loco detto Mangualde, dove venivano fabbricate le 2CV fino al 1990. A Mantegas ci aspetta la seconda tappa su piste: 40 minuti a disposizione per raggiungere Valhelhas. Il terreno é secco, cosí da sollevare un polverone al nostro passaggio. Non dobbiamo nemmeno usare la bussola, basta seguire il polverone sollevato dalla macchina che ci precede. Siamo nella regione del parco Serra de Estrêla. Il campeggio é all' ombra di un bosco e alcuni campeggiatori ci hanno visto alla televisione, durante il telegiornale: a quanto pare qui la 2CV é ancora attuale, anche tra i non addetti.
24.8.1994
67492 km
Oggi abbiamo mezza giornata libera per riposarci e riparare le macchine. Alcune marmitte spezzate vengono unite con l' aiuto di lattine di birra, l' Acadiane di Peter e Elke ha problemi di accensione e la 2CV di Leon e Ralf é oggetto di una scommessa che appassiona tutti quanti: la macchina é talmente carica che il fanalino per la retromarcia tocca quasi a terra, se a Marrakech sará ancora al suo posto, Leon riceverá una cassa di birra da Bernd! Nel pomeriggio percorriamo ancora delle piste nella Serra de Estrêla, tutte vietate al traffico normale. Sul Road Book c'é indicato un fiume, naturalmente abbiamo pronto il costume da bagno e fa molto caldo: tutte condizioni ideali per un bel bagno. Delusione... la zona si chiama Poço do Inferno e il fiume si trova in fondo a una valle profonda decine di metri e molto stretta, quindi niente bagno! Seguiamo le indicazioni del RB che ci indica di recarci piú in alto, a ca. 1500 metri. Il luogo si chiama Torre, la strada asfaltata termina quí. C'é un ristorante e dei negozi di Souvenir, si puó proseguire a piedi per delle passeggiate. É quello che facciamo anche noi, scendiamo ai laghi sottostanti. Anche qui gli equipaggi partono con due minuti di distanza l' uno dall' altro. Scendiamo a valle tra fiori alpini e sassi, alcuni dei quali sono del quarzo. Vera trova un grosso blocco di quarzo che viene portato a valle come ricordo. Il cammino non é segnalato troppo chiaramente ma arriviamo comunque entro il tempo massimo di due ore. A valle ci aspettano le Jeep dell' organização che ci riporteranno alle 2CV. Al campeggio, come tutte le sere viene esposta la classifica: siamo 10°!
25.8.1994
67619 km
Per due ore circa siamo ancora sulle piste, poi da Belmonte in poi viaggiamo su strada asfaltata. Ci dirigiamo verso Guarda-Fuentes de Onoro. Attraversiamo la frontiera a Vilar Formoso. ¡Estamos en España! Ora il paesaggio é piatto, attorno a noi i soliti campi coltivati. Il sole sembra molto piú caldo che nelle montagne portoghesi. Viaggiamo in direzione di Ciudad Rodrigo (Ciao Jean Pierre!) -Hoyo-Cáceres-Mérida. Siamo tre 2CV, con noi Roman e Monica e Ralf e Leon. Dobbiamo essere ad Algeciras entro le 6.00 di domani mattina, quindi si tratta di una tappa notturna, secondo l' organização. Siamo ormai ad un centinaio di chilometri da Sevilla, la strada cambia: viaggiamo su delle colline dolci. A proposito di dolci, abbiamo tutti fame. Nel paese in cui ci fermiamo non troviamo nessun ristorante aperto, é troppo presto, la cena la servono solo dalle 21.00 in poi. Proseguiamo e dopo circa un quarto d'ora sono le 21.00... evviva si mangia!! Ma al prossimo paese (un' altra provincia) servono la cena solo dopo le 21.45!!! Quindi anche qui niente "comidas". Proseguiamo e all' orario indicatoci ritentiamo: a Santiponce veniamo finalmente serviti. Delizioso il gazpacho, minestra fredda con pomodoro, e anche le altre abbondanti pietanze. Purtroppo non c'é acqua per il caffé e cosí ripartiamo con una mattonella nello stomaco. Da Sevilla in poi guida Ralf, al mio posto, e Vera continua con Leon. Viaggiamo in autostrada fino a Cádiz, e poi lungo la costa fino ad Algeciras. Purtroppo non vediamo ne la costa ne lo stretto di Gibilterra.
26.8.1994
68427 km
Alle 3.00 del mattino arriviamo ad Algeciras. Aspettiamo per tre ore in un bar. In Spagna, o almeno in questa zona, le persone vivono di notte, a giudicare dal movimento che c'é. Col passare del tempo arrivano anche gli altri. Non vedo Chris, che ha piegato il telaio della sua Béatrice ieri mattina, e Julian. Nemmeno Bernd e Georg e Peter e Elke sono arrivati. Al porto ci separiamo dagli altri e ci rechiamo al Consolato per ottenere un visto per Vera, perché il suo documento altrimenti non é valido. Da segnalare il totale disinteressamento degli organizzatori al nostro problema. Dopo aver perlustrato tutto il centro di Algeciras, un cartello all' entrata del Consolato ci rispedisce al porto! Il Consolato é temporaneamente alloggiato in "container". Alle 9.30 arrivano i primi impiegati che ci dicono di tornare alla 11.00. All' orario indicatoci il Console marocchino é presente e prende nota del problema. Alle 13.00 Vera ritorna alla baraccopoli e riceve un nuovo appuntamento, perché in Marocco sono le 11.00 (meno due ore) e gli uffici non sono occupati. Nel frattempo io rimango al porto e faccio la conoscenza dei vari manigoldi e bischeri del luogo. Di tanto in tanto appare anche un "pappagallo" locale (esponente maschio del genere umano che cerca di attaccare bottone con un esponente del sesso opposto tramite frasi tipo: -Bella giornata, oggi...- e intanto magari piove). Vera, intanto, fa la spola tra il Consolato e la Marocchina, aggiornandomi dei nuovi appuntamenti con il Console in persona. Ogni 10 metri c'é qualcuno che vende haschisch... non vedo l' ora di lasciare questo postaccio, sola o accompagnata! Mentre aspetto sotto il solito albero, l' ultima Jeep del Geoclube e coloro che hanno avuto problemi con la macchina si imbarcano. Nessuno dell' organização si preoccupa di noi, solo i nostri amici duecavallisti. Cominciamo a farci un idea delle persone che hanno ricevuto i nostri soldi per organizzare questo viaggio (turistico, insistono loro), e per aiutarci a risolvere eventuali problemi. Alle 17.00 ci rechiamo tutte e due all' ennesimo appuntamento con il Console. Ci fanno accomodare e ci offrono del te marocchino con del pane, pure marocchino. Seguiamo con interesse la telenovela che la televisione trasmette: la lingua é incomprensibile, ma tanto le telenovelas hanno tutte la stessa trama... Gli impiegati e il Console sono talmente gentili che non osiamo passare la bustarella preparata il mattino, il problema sono gli impiegati in Marocco. A quanto pare si sono riuniti in seduta con degli altri diplomatici arabi per discutere se dare il visto a Vera o no. Il tempo passa e siamo sveglie da circa 36 ore, siamo sfinite. La nostra posizione sulle sedie assomiglia a quella degli orologi del famoso quadro di Dalí. Speriamo solo che gli altri ci aspettino... Arriva una telefonata per il Console, non capiamo naturalmente niente ma, dalla faccia di quest' ultimo, ci immaginiamo di cosa si tratti! Finalmente Vera riceve il desiderato visto!!! Ci imbarchiamo subito sul prossimo traghetto e brindiamo con dell' ottimo Porto. Sbarchiamo a Ceuta dopo poche decine di minuti di navigazione. Ceuta é altrettanto squallida che Algeciras, ma siccome é zona neutra tra Spagna e Marocco (Marocco Spagnolo), almeno qualcosa di buono c'é: la benzina e molte altre cose sono a buon mercato. Riempiamo tutte le taniche di benzina e il serbatoio e compriamo dell' olio per il motore. É ormai notte e ci dirigiamo verso la dogana, terrorizzate dai racconti degli organizzatori, che descrivono funzionari sadici e giornate di attesa al valico. Riempiamo alcuni formulari e un quarto d' ora dopo siamo in Marocco. Dietro di noi lasciamo dei funzionari di dogana molto gentili e numerosi furgoni con all' interno intere dinastie di marocchini e i loro bagagli. Ci dirigiamo a Chefchaouen, passando per Tetouan. All' entrata e all' uscita di ogni paese ci sono dei posti di blocco: gli agenti sono armati fino ai denti e per terra sono piazzate delle strisce chiodate. Vogliono controllare i documenti e sapere la destinazione. Io sono talmente stanca che guido in dormiveglia, per fortuna Vera ogni tanto mi avverte dell' andamento della strada...
27.8.1994
68551 km
Alle 3.00 del mattino troviamo il campeggio di Chefchaouen. I nostri amici sono da lungo tempo nelle braccia di Morfeo e li raggiungiamo al piú presto. Alle 11.00 il caldo ci sveglia. Facciamo colazione con gli altri e ci scambiamo le esperienze del giorno prima. Chris racconta di aver potuto rinforzare il telaio, ma anziché saldare delle piastre ai lati del longherone, gli hanno saldato dei "binari" sotto il longherone, lasciando l' anima portante del profilato libera. Naturalmente i meccanici specializzati in 2CV, nel saldare, hanno danneggiato i tubi dei freni posteriori, cosí Chris passerá tutta la giornata sotto la sua Béatrice. Il campeggio é molto semplice, per chi non ha pretese lo si potrebbe definire confortevole, bene o male funziona tutto. Il "nostro" meccanico (dopo alcuni fatti accaduti decidiamo di rivolgerci a Bernd per le riparazioni) ci aiuta a fare la manutenzione delle macchine o a ripararle. Passiamo la giornata a bere te di menta molto zuccherato per far fronte al caldo. Piú tardi compare anche l' uomo nero: é Chris che ha finito di riparare la sua 2CV ed é irriconoscibile. In serata avviene il primo contatto con il vero Marocco: scendiamo alla medina di Chefchaouen, il quartiere vecchio. Sembra di essere nella fiaba di Alí Babá, le persone vestono uguale, le case sono tipiche, ... Le viuzze sono larghe (strette!) circa un metro. Al piano terreno ci sono i negozi: bugigattoli oscuri stipati di merce; ai piani superiori le abitazioni. I prezzi sono altissimi, bisogna mercanteggiare, recitare scene strappalacrime,... La merce vale solitamente molto meno del prezzo iniziale, a volte anche un decimo! Le donne portano tutte il "djellabah" (sorta di camiciona da notte) e sotto ancora vestiti. Comperiamo pure noi un djellabah. Abbiamo appuntamento alle 20.00 con la "modality one" e gli altri al ristorante Casa Hassan. Ordino una minestra marocchina, un cous-cous vegetariano e frutta. Le porzioni sono piccole e il prezzo "grande". Torniamo al campeggio in sei nella Dyane di Julian e poi indossiamo il nostro acquisto. Vestite cosí riusciamo a spaventare Elke e Peter.
28.8.1994
68551 km
Al campeggio abbiamo conosciuto due giovani Austriaci, Anna e Clemens, che vogliono raggiungere la Mauritania. Si uniscono a noi per risparmiare i soldi del biglietto della corriera. Anna viaggerá con Wolfgang, e Clemens con Chris. D' ora in poi inizia il vero Raid, in Portogallo erano le "selezioni" per assicurarsi che gli equipaggi sarebbero stati all' altezza di affrontare un viaggio del genere. La tappa di oggi ci condurrá a Midelt. Viaggeremo su strada asfaltata, passando per Meknès, navigando con la cartina geografica. Vera vuole viaggiare con Leon, cosí Ralf viene con me. La regione é montagnosa, attorno alla strada ci sono campi coltivati, boschi oppure piccoli arbusti e rocce. Il Marocco non é solo deserto, anzi, la maggior parte di territorio si trova nelle montagne (Catena alpina dell' Atlas). A Meknès facciamo una pausa per mangiare . Visitiamo il souk, che é la zona dei negozi e del mercato. Ogni quartiere é specializzato in un certo settore: ci sono i sarti che cuciono i djellabah a mano o con delle macchine da cucire preistoriche; dei locali stretti e oscuri ospitano commerci di spezie, cereali, noci varie, droghe, ...; delle bancarelle offrono diversi veleni e prodotti chimici per casa e giardino che da noi sono vietati da anni; altri vendono articoli per la casa in plastica; Negli spacci si trovano bibite gassate a base di zuccchero, formaggini "Vache qui rit", vecchi barattoli di latte in polvere Nestlé, liscive a base di fosfati e imbiancanti ottici che lavano piú bianco che non si puó; ... Mi sembra che tutto quello che da noi non é piú di moda, o che abbia degli effetti collaterali e difetti, venga smerciato in paesi come il Marocco. Delle divertenti insegne con una scritta araba e una dentiera indicano che al piano superiore si trova un dentista. Alcuni hanno anche, al pianterreno, una vetrina che espone i modelli di punta e i vari materiali... spero di non avere problemi ai denti!! Il concetto di pulizia delle strade, poi, é diverso dal nostro. Continuiamo in direzione di Midelt. Ci alziamo sempre di piú di quota. Passiamo per dei paeselli che hanno a malapena un piccolissimo bar e a volte anche una pompa per la benzina (il funzionamento non é garantito). Arriviamo a Midelt, che é una piccola cittadina montana situata a 1488 m.s.m, ci troviamo tra il medio e l' alto Atlas. Qui dobbiamo riempire serbatoio e taniche di benzina, e comperare acqua e cibo per due giorni. Ci viene consegnato un RB per raggiungere il punto di ritrovo che é fuori paese . Questa notte la modality one dormirá con noi della modality two, rinunciando ai comodi alberghi marocchini!?!?!
29.8.1994
69055 km

Durante il Briefing ci viene annunciato che oggi e domani avremo le giornate piú dure del Raid: i precedenti giorni di pioggia (diluvio) hanno reso le piste piú difficoltose e i ouad (fiumi) ne hanno cancellate alcune. La nostra meta é il lago Tislit nei pressi di Imilchil, e gli indigeni ci dicono che proprio in quella zona si hanno avuti i maggiori disastri. A quanto pare solo le moto e i fuoristrada riescono a muoversi su queste piste. Su alcune guide turistiche "offf-road", la pista é consigliata solo a conducenti esperti. Il nostro big boss, João, cerca di rassicurarci e dice di esserci giá passato con una 2CV normale (non accenna peró, ne alle condizioni della pista, ne in quale stato sia arrivata la sua macchina e nemmeno se é arrivato fino a Imilchil!). I primi 20 chilometri li facciamo in 4 ore. Siccome gran parte delle piste non ci sono piú, dobbiamo scegliere delle alternative. Ci sono tratte ripidissime dove le ruote delle nostre 2CV slittano sulla ghiaia, fossati e crateri da aggirare, sassi aguzzi che minaccciano l' integritá dei nostri copertoni, ... Spesso solo l' aiuto dei compagni che spingono o le jeep che trainano, ci toglie da situazioni difficili. La mia Marocchina passa dappertutto senza aiuto: é tra le 2CV piú "alte" ed é l' unica ad avere un cambio di 2CV 435cn³ con un motorre 602cm³ (Grazie Franco!). Bernd mi soprannomina "diavolo". Ora ci troviamo nella regione del circo di Jaffar, 2250 m.s.m. La vegetazione é scarsissima, solo se si guarda attentamente si scoprono minuscole erbe che scorrono lungo il terreno. Gli organizzatori non ci aiutano sempre: se ne stanno seduti nelle Jeep climatizzate e guardano mentre ci si aiuta tra di noi!! Verso sera il viaggio diventa piú rilassante, solo fiumi da attraversare, ponti semi distrutti, villaggi, ... a proposito: ad ogni villagggio una mezza dozzina di bambini si aggrappano alla macchina e chiedono caramelle, penne biro, vestiti, adesivi, ... i bambini sono quasi tutti molesti, mentre che le bambine piú belle ed educate. Per scrollarsene alcuni dalla macchina in corsa basta gettare qualcosa dal finestrino, tutti ne approfittano per sbarazzarsi delle razioni di cibo quotidiane che ci passa l' organizazione -Il giorno dopo, probabilmente, sui giornali locali: misteriosa epidemia di malattie gastro-intestinali in alcuni villaggi del medio Atlas, si sospetta un' avvelenamento...-. A notte inoltrata arriviamo al lago forando una sola volta.
30.8.1994
69218 Km
I nostri ospiti, Anna e Clemens, sono un po' stupiti del viaggio: devono fungere da navigatori, spingere 2CV, improvvisarsi meccanici, ... L' Acadiane giallo di Peter e la povera Béatrice di Chris hanno ancora dei problemi. Il lago e i dintorni sono interessanti, dobbiamo trovarci a quasi 3000 m.s.m. Il paesino di Imilchil é quasi deserto, troviamo uno spaccio che vende le solite cose: sigarette marocchine (petardi), Coca-Cola, Omo, prodotti Nestlé e "Vache qui rit", acqua in bottiglie, ... In questa zona vivono i Berberi, ne vediamo sovente le tende e i bambini. I Tuareg vivono molto piú a Sud, nel deserto. La pista ora é facile, il paesaggio varia molto e le montagne diventano meno imponenti e sulla strada troviamo molti villaggi attorniati da campi coltivati e alcuni alberi. La gente é poverissima, ma non muoiono di fame. Dobbiamo trovarci su un altipiano a notevole altezza, la Marocchina ansima come un mantice, poverina, le manca l' aria. Scorgiamo Leon e Vera fermi: Leon sta cercando di raddrizzare la piastra di protezione del motore che si é impigliata in un sasso e si é piegata, chissá in che stato é il resto della macchina! Ci avviciniamo lentamente alla civiltá: incrociamo un postino con una bicicletta, sorpassiamo dei vecchi camion Bedford carichi di passeggeri e tronchi, ... I colori delle montagne all' orizzonte sono bellissimi: viola, rosso scuro, marrone,...Scendiamo verso le gole di Todrá. All' inizio di quest' ultime ci fermiamo a bere del té a casa di una donna indigena. In una stanza arredata con i tipici divani arabi ci viene servito il té al ritmo di musica marocchina. La simpatica signora sorride sforzatamente per tutto il tempo, forse per mostrarci alcune delle sue poche ricchezze: i denti d' oro. Per il prezzo di un pacchetto di caramelle possiamo fotografare sua figlia, ma in nessun caso lei. Tornando alle macchine mi accorgo che le piccole pesti mi hanno staccato degli adesivi dalla macchina, probabilmente saranno i loro giochi per il prossimo anno, fino a che non passerá di nuovo qualche straniero. Le gole sono profonde fino a 300 metri e larghe fino a 10. Vediamo delle gallinelle, uno scarafaggio gigante, dei roditori, ... Iniziano a vedersi le prime palme e la SABBIA. Alla fine delle gole ci sono tre alberghi. Noi dormiamo all' Hotel Yasmina: posto sul tetto (con vista meravigliosa delle gole) e doccia per 25 dirham, circa 5000 lire. Spendiamo molto di piú per la cena sotto le tende berbere con musica locale.
31.8. 1994
69337 Km
Le solite mosche ci svegliano di buon' ora. A pochi chilometri dalle gole c'é Tinerhir, una cittadina con stazione di servizio e meccanico. Portiamo il nostro copertone bucato a far riparare e cambiare la camera d' aria. Il prezzo della camera d' aria é di 105 dirham, per il lavoro posso dare quello che voglio. Il benzinaio é piú che onesto, accetta volentieri 20 dirham, che per loro sono molti soldi. Meno onesto il meccanico: per due punti di saldatura ai sostegni del filtro dell' aria vuole, dopo trattative, 120 dirham. Altri pagheranno per una camera d' aria 200 dirham!!! Nel frattempo Chris, che é perennemente alla ricerca di pezzi di ricambio o é tutto nero e con la tuta, é tornato dallo sfasciacarrozze del paese vicino. Dopo aver rovistato tra mucchi di scarti metallici, ha trovato qualcosa che assomiglia al pezzo che gli serve per la sua Béatrice. Evidentemente qui lo sfasciacarrozze non é come da noi. Almeno la banca é funzionale e veloce, riusciamo a cambiare i chèques (pronuncia scèk) in tempo record. A mezzogiorno partiamo per Erfoud su strada asfaltata. Ingurgitiamo il solito panino con formaggino marocchino e ci godiamo il panorama: ogni tanto delle montagne basse e delle colline, qualche casa, ... Siccome la strada é stretta, ogni volta che si incrocia un altro veicolo ci si deve spostare completamente a destra. La differenza di altezza tra carreggiata asfaltata e terreno é a volte attorno ai dieci centimetri, il tutto alla velocitá 80 o 90 chilometri orari... Il paesaggio diventa sempre piú piatto, sabbioso e cominciano ad essere frequenti le palme. A Erfoud, siccome gli organizzatori hanno fame, ci fermiamo in un ristorante. Quando loro hanno fame si fermano i cronometri, noi dobbiamo invece ingoiare, o le razioni preparate da loro (bleeaaaarrrrrr), o le uniche cose commestibili che si possono comperare agli spacci: pane e formaggini della mucca sghignazzante. Bernardo, nel frattempo, scivola dubbioso sotto la sua macchina per controllarne il degrado: no problem all good, a detta di lui. Partiamo tutti assieme per le dune. Una tempesta di sabbia ci sorprende, ne entra da tutte le parti, anche con i finestrini chiusi!! Una Jeep degli organizzatori si insabbia! Quando ci si ferma si pensa di essere completamente soli, ma dopo qualche istante si é attorniati da gente e bambini che vogliono vendere mercanzia, per lo piú minerali e pezzi di roccia.Dopo circa due ore di viaggio nel deserto e nella tempesta, arriviamo alle dune "Erg Chebbi". Tre tende berbere e il "viscidume" locale (piú insistente dei "pappagalli") ci attendono. Indossiamo i nostri djellabah e turbanti. Mi chiedono di nuovo se sono berbera, addirittura se abito all' oasi vicina!!! Chiarita la mia provenienza vengo invitata a frenetiche danze locali. Quasi subito, con eleganza, mi dileguo tra le altre persone: non si sa mai, se ballo con qualcuno magari poi lo devo sposare! Arriva un beduino con i dromedari, ma siccome siamo stanchi morti ed é notte non gli prestiamo la dovuta attenzione. Bernd approfitta dell' attesa per saldare la marmitta della sua 2CV. Oltre al generatore e alla saldatrice, il meccanico ha con se dei serbatoi per la benzina e dei bracci di sospensione, altro non vedo!!! La cena, compresa nel prezzo del viaggio, viene servita alle 23.00: vino marocchino (vino?), cous-cous vegetariano, insalata, agnello allo spiedo. Per il vino hanno il coraggio di domandare scortesemente un supplemento di 25 dirham a testa. Nessuno paga. L' alcool é proibito ai musulmani e quindi difficile da trovare in Marocco. Molti Marocchini si ubriacano volentieri con qualsiasi bevanda alcoolica (anche di qualitá scadente) e le vendono a prezzi esorbitanti. Lo stesso discorso non é valevole per i derivati della canapa indiana, o marijuana: é proibita dalla legge ma viene fumata praticamente da tutti gli uomini con disinvoltura, la si trova ovunque, é di buona qualitá e costa poco. Una tempesta di sabbia ci sorprende e ci obbliga ad abbandonare i comodi divani su cui sediamo per recarci alle tende berbere a dormire. Che serata...
1.9.1994
69567 Km
Ci svegliano alle 5.00 del mattino per vedere un' alba, a detta degli organizzatori, fantastica. Purtroppo le nostre pupille plebee non sono cosí evolute e trasmettono al cervello un' immagine di un' alba nuvolosa, molto meglio quella zurighese, con tanto di smog e effetto serra. Nel deserto la famosa frase "non si sente volare nemmeno una mosca" é giustificata: non c'é assolutamente rumore. Dopo colazione partiamo in direzione di Zagora, non abbiamo nemmeno il tempo di passeggiare sulle dune, peccato. Peter e Elke si separano da noi: hanno continuamente problemi con l' Acadiane e l' organizzazione: per motivi che non conosciamo, non si dimostra pronta ad aiutarli, anzi, a noi pare che facciano di tutto per indurli a separasi da noi e continuare il viaggio per conto loro. Viaggiamo in convoglio fino a Rissani. Per fortuna almeno una stazione di servizio ci fornisce della benzina. Da qui partiamo in direzione di Alniff, seguendo le indicazioni del RB. Ora ci troviamo nel deserto, il terreno é praticamente sabbia compatta, parecchi sassi e arbusti secchi. Ogni tanto un misero villaggio e molto sole (circa 50°), siamo contenti di avere una piccola tenda in tela sopra la testa, che ci protegge dai raggi del sole e ci offre un po' di ombra (piccolo...spazio...pubblicitá... la tendina in questione é reperibile da me o mia mamma; altrimenti potete fabbricarla voi stessi impiegando una stoffa per tendoni da sole o simile). La capote é sempre aperta: con la capote chiusa non si respira, talmente che é caldo, e la sabbia entra comunque in macchina, quindi... Alla sabbia compatta si alternano la "tôle ondulée" (terreno molto duro su cui il vento ha creato delle ondulazioni stile lamiera Citroën, o si viaggia a 20 km/h o a 90 km/h) e la sabbia molle. Il RB non é molto chiaro e mancano anche riferimenti precisi. Le uniche cose sicure sono le eventuali linee elettriche o telefoniche, quando ci sono. I "ouad", letti dei fiumi che al momento sono secchi, sono tutti uguali e sono a volte difficili da distinguere da semplici rilievi geografici. Se si attraversa un villaggio é pressoché impossibile saperne il nome, e cosí via. A volte per trovare l' inizio di una pista ci aiutano le indicazioni di direzione da seguire con la bussola, non sempre peró si capisce se si sta seguendo una pista vera o no... Utile é seguire le tracce dei pneumatici dei predecessori del Raid oppure ...i fantomatici bambini in agguato: se nessuno ci corre incontro sappiamo di essere i primi a seguire quella pista, quindi quella sbagliata! Buchiamo ancora una gomma per colpa di un microscopico pezzo di legno! É la seconda "125/15 estiva", le "135/15" sono ancora intatte: queste ultime sono piú spesse delle prime. Ci perdiamo tutti sicuramente almeno una volta, e agli organizzatori scoccia parecchio doversi scomodare per riportarci sulla retta via, mi domando allora a cosa servano!? Ci perdiamo anche grazie al nostro provetto esploratore e alla sua compagna (facenti parte dell' organizzazione): sono nettamente piú validi nel campo della moda che al volante o alla navigazione (a noi é stato indicato di indossare vestiti che coprano braccia e gambe mentre loro sfoggiano tra l' altro body mozzafiato e pantaloni cortissimi!). La sabbia a volte non é compatta e la macchina va dove vuole lei. La giusta velocitá e movimenti minimi del volante sono molto importanti. Non mi insabbio mai, solo una volta mi trainano: non riesco a salire su una collina al primo tentativo e quindi, siccome non c'é tempo mi tirano su. Finalmente dopo due giorni possiamo fare rifornimento di benzina ad una colonna, una di quelle a pompaggio manuale. La vegetazione si fa un po' piú fitta, oltre alla sabbia ci sono alcune palme. Attraversiamo una pianura con molti ouad. Raggiungiamo Hannes che ha rotto il radiatore dell' olio e la bobina. Ci sono pure Wolfgang e Chris con i rispettivi accompagnatori che lo aiutano. Noi continuaiamo perché si sta facendo notte. Viaggiamo con Roman e Monica. Oggi é stata, per i navigatori specialmente, una giornata micidiale: prima solo sabbia e ora un ouad dopo l' altro e pochissime piste demarcate, aggiungiamo poi l' inesattezza e la confusione del RB.. (secondo gli organizzatori é troppo professionale per noi!). Entriamo in un canyon, la valle del Drâa. Purtroppo é notte e godiamo poco del panorama, anzi, le nostre attenzioni sono rivolte al fascio di luce dei quattro fari e alle eventuali tracce lasciate dagli altri duecavallisti. A Benizoule prendiamo una stradina per Zagora. All' entrata della cittadina troviamo le Jeep Geoclube che ci indicano la strada per il campeggio e l' albergo (tutte le notti, prima della cena e del meritato riposo, devo accompagnare Ralf che aveva scelto la modalitá 1 all' albergo). L' albergo é lussuosissimo, minimo cinque stelle, comunque la mia sistemazione ne ha di piú, vedo tutte quelle del cielo... Qualcuno dell' organizzazione ci fa osservare che siccome hanno dovuto cercarci piú volte, sono arrivati tardi all' albergo! Faccio gentilmente notare che noi arriviamo tutte le sere a quest' ora, e che coloro della modalitá 2 devono ancora cercare il campeggio, lavarsi, cucinare, fare la manutenzione alla macchina,... Verso le 23.00 mangiamo qualcosa in compagnia degli impiegati del campeggio che sono vestiti da beduini. Inutile dire che ogni discorso ha per fine la vendita di qualcosa.
2.9.1994
69840 Km

La tappa di oggi é su strada "asfaltata" e ci condurrá a Marrakech. Partiremo attorno a mezzogiorno perché la distanza é corta. Veniamo a sapere che l' ultima Jeep che chiudeva la tappa ha fatto un' altra strada da quella decisa e hanno dimenticato di prelevare un controllore di tappa, che ha aspettato all' addiaccio per tutta la notte. C'é, come sempre, anche chi si é giá cambiata l' abito tre volte, questa mattina: uno per colazione, uno per passeggiare attorno alla piscina e uno per passeggiare dopo... Non mancano i commenti dei beduini: loro lo cambiano una volta al mese.
Dopo pranzo partiamo per Marrakech, assieme a Roman e Monica. Il tragitto, in chilometri, é corto, ma tutto in montagna! Viaggiamo su una strada larga per le montagne dell' alto Atlas. A valle della strada ci sono delle gole profondissime, si vedono perfettamente i vari strati della roccia. Siamo di nuovo molto in alto, sicuro 2000 metri. Lungo la strada, che scende tra una curva e l' altra verso Marrakech, ci sono parecchi villaggi. Tutto é, come sempre, rudimentale e primitivo, ma almeno c'é acqua, gas e altre "comoditá" che non c' erano nelle montagne del medio Atlas (Imilchil). Dove passa una strada carrozzabile c'é anche "benessere". A causa delle abbondanti e recenti piogge, la strada é sbarrata in diversi punti e si deve aspettare alcune decine di minuti perché la liberino. Per l' ennesima volta arriviamo di notte. Marrakech é grandissima, dobbiamo chiedere ad un tassista la strada per l' albergo Tachfine, dove alloggia Ralf. Scaricato Ralf, cerco il campeggio dove dormono gli altri. Arrivo al campeggio e trovo solo la 2CV di Bernd e Georg... spero che non sia capitato niente di graveagli altri.
3.9.1994
70212 km
Al mattino mi sveglio e trovo anche gli altri. Vicino a me c'é una graziosa 2CV "CT" gialla. Faccio amicizia con i proprietari, due giovani spagnoli, che mi dicono che in Spagna ci sono parecchie "dos caballos" ma che purtroppo a livello di Club non c'é molto. La loro 2CV é del 1978 e dovrebbe corrispondere alla nostra "Club". Questa notte Vera ha dormito in albergo, decidiamo che Ralf dormirá in campeggio con me e Vera in albergo con Leon per evitare casini ogni sera per cercare il compagno di camera o quello del cielo stellato. In pomeriggio ci rechiamo al souk con una carrozza trainata da un cavallo. Ci accorgiamo subito che le serrature delle porte sono della 2CV vecchia! Non abbiamo nemmeno un cacciavite con noi... Una guida si offre di farci visitare il souk a modico prezzo. Visitiamo una antica scuola di studio del Corano. Nonostante le nostre raccomandazioni, finiamo per visitare quasi solo i negozi dei compari della guida. Ci ritroviamo, infine, in una stanza ai piani superiori di un edificio a bere te di menta e a guardare tappeti. La tattica é sempre la stessa: ti invitano a guardare come viene fabbricato qualcosa e poi ti ritrovi quasi costretto a comperare un oggetto che non volevi. Veniamo letteralmente cacciati dall' atelier perché non abbiamo comperato niente. Anche la guida é furente: se qualcuno ha comperato qualcosa lo ha fatto nei negozi della concorrenza. Veniamo quasi strappati dalle viuzze per visitare i negozi, qui é impossibile rimanere calmi. Litighiamo anche per il compenso della guida... basta torniamo in campeggio. Peccato... perché Marrakech deve essere una cittá molto interessante: ci sono molti edifici antichi, canali sotterranei (khettara) che assicurano l' irrigazione dei magnifici giardini,...
Wolfgang chiede a degli studenti marocchini, che si trovano al campeggio, se possono scrivergli una cartolina in arabo. Fino ad ora le occasioni di parlare con la gente del luogo, senza poi discorrere di affari e acquisti vari o proposte di matrimonio, non sono state tante, quindi approfittiamo della simpatia di questi giovani. Alle 22.00 dobbiamo trovarci all' albergo per il briefing. L' organizzazione ci comunica che, a causa delle nostre frequenti reclamazioni, loro ritengono che il viaggio turistico non é troppo duro perché 5 macchine (1/3 dei partecipanti) arrivano puntuali in albergo, quindi le tappe non sono troppo lunghe e il RB non é inesatto. Gli equipaggi sopracitati dormono in albergo (macchine molto piú leggere degli altri e piú tempo libero per il riposo), hanno il CB o ricevono, al bar dell' albergo, informazioni sulla tappa del giorno seguente! Andiamo a dormire di un umore nero.
4.9.1994
70212 km
Alle 11.00 si dovrebbe partire per un' escursione a Oukaïmeden. Chris continua a dormire, noi e altri 4 equipaggi ci presentiamo in ritardo. Roman e Monica si separano definitivamente dal gruppo. Solo 6 equipaggi partecipano attivamente. Gli altri fanno solo una parte del tragitto. Oukaïmeden é una localitá turistica a 2650 m.s.m., a circa 70km da Marrakech, raggiungibile per una strada che ricorda molto le regioni alpine. Ai bordi della strada ci sono bambini che vendono mele o donne che lavano panni. Ci fermiamo per mangiare dei fichi d' india che ci lasceranno un pungente ricordo in bocca. Arrivati al termine della strada, troviamo un gruppo di costruzioni con abitazioni di vacanza, un ristorante e uno sci-lift. Potrebbe benissimo essere una piccola stazione invernale svizzera! Al ristorante, gestito da un' europeo, vengono serviti semplici menu francesi e ... alcool! Sulla via del ritorno, all' ennesimo posto di blocco della giornata, al rubicondo ispettore Derrick di turno non basta controllare i nostri documenti ma vuole conoscere l' intero albero genealogico di tutti noi. I nomi e i mestieri delle varie nonne e bisnonni vengono attentamente annotati su un taccuino che ha tutta l' aria di essere stato dimenticato in una tasca dei pantaloni e lavato a 90°... il tutto per la sicurezza nazionale. Poi, come se non bastasse, partecipiamo contro la nostra volontá a uno di quei cortei pubblici chiamati colonne, per entrare a Marrakech. Eccezionalmente arriviamo al campeggio alle 18.30, in tempo per fare la doccia e cucinare. Piú tardi andiamo alla piazza Djemaa el Fna. Il tassista ci porta in una vasta piazza piena di gente, ai lati il souk. La sera questa piazza si riempie di gente: Marocchini, turisti, giocolieri, incantatori di serpenti, cantastorie, venditori di cibo e succhi di frutta, ... Verso mezzanotte torniamo al campeggio, mentre Djemaa el Fna é ancora sveglia e frequentata.
A Marrakech abbiamo visto un HY, una Dyane e una 2CV, i cui giovani occupanti ci hanno salutato.
5.9.1994
70375 km
Oggi sarebbe ancora un giorno dal programma libero. Molti si fermano ancora a Marrakech. Noi e altre tre 2CV decidiamo di partire oggi, coprendo la distanza tra Marrakech e Fès in due giorni, anziché in uno come faranno gli altri domani. Dopo pranzo ci avviamo per le cascate di Ouzoud. La strada scorre su una pianura e il panorama é sempre lo stesso: terra arida e piccoli villaggi. Dopo Tanannt la vegetazione diventa piú verde e il terreno piú montagnoso, ma non abbastanza per nascondere un HY in stato di demolizione ai miei occhi. Arriviamo alle cascate di Ouzoud, parcheggiamo in un cortile ombroso e proseguiamo per un sentirero che ci porta alle cascate, che saranno alte circa un centinaio di metri o di piú. Dopo aver bevuto tre te alla menta (principio di overdose zuccherina), ripartiamo alla volta di Bin-el-Ouidane. Nella guida turistica dicono che qui é ancora zona di malaria, tutte le zanzare vengonoi quindi guardate con sospetto. Gli edifici sono semplici ma ci sembra che la gente stia un po' meglio che in altre zone. Bin-el-Ouidan e i dintorni sono zona militare, quindi é vietato fotografare. Peccato perché il lago artificiale con i colori del tramonto meritava d' essere ricordato nell' album delle foto. In riva al fiume che esce dalla diga troviamo un campeggio. Al campeggio siamo gli unici clienti. Come in ogni campeggio fin' ora visitato, i servizi meritano una descrizione particolare che su carta non renderebbe l' idea. Il custode del campeggio ci spiega che in Marocco si parlano tre lingue berbere (nelle montagne) e due arabe. Al ristorante vicino mangiamo all' europea (il gerente é spagnolo) e i miei compagni ordinano della birra!
6.9.1994
70619 km

Dopo una doccia Chris vuole provare a guidare la mia Marocchina e io la sua Béatrice (2CV inglese con guida a destra), poi partiamo con calma in direzione di Fès. La strada é asfaltata, ci troviamo ancora in una regione montagnosa (medio Atlante) quindi ci sono parecchi tornanti e curve. Dopo Afourer la strada scende. Da un tornante guardiamo giú e centinaia di metri sotto vediamo campi e villaggi dai colori differenti. L' aria é fresca, ci troviamo di nuovo a quasi 2000 metri di altezza.
La strada diventa poi piana e scendiamo lentamente attorno ai 1000 m.s.m.
A Khénifra ci fermiamo a mangiare in un ristorante dove veniamo serviti da donne in pantaloni, trattati come nababbi e io mangiata dagli sguardi degli avventori maschi locali. Il cibo é ottimo e abbondante. In pomeriggio sará poi difficile conciliare la guida con la digestione, ma dato che la strada non é impegnativa inseriamo il pilota automatico. Ad un certo punto, verso sera, qualcosa nel paesaggio cambia e ci svegliamo di colpo: attraversiamo una cittadina che non ha nulla di arabo e tutto di svizzero. Siamo ad Ifrane, principale luogo di villeggiatura invernale frequentato da ricchi marocchini. Ai bordi delle strade ci sono viali alberati, villette con giardini inglesi, famiglie a passeggio,...
Una sessantina di chilometri piú in avanti inizia l' agglomerato di Fès. L' impressione é che gli abitanti di Fès (i Fassi) siano piú ricchi di quelli di Marrakech e meno assillanti. Fès é la piú antica cittá imperiale del Marocco e la sua medina, Fès-el-Bali, é tra le piú grandi del mondo e tra le piú interessanti. Il campeggio é molto pulito e moderno. L' erba é abbastanza verde e l' acqua della piscina pulita e fresca.
Arrivano anche coloro che hanno fatto la tratta Marrakech-Fès in un giorno. Bernardo e Julio arrivano senza parabrezza: colpa di un sasso, e l' organizzazione non ha previsto di prendere con sé qei praticissimi fogli di plastica trasparente che avrebbero evitato a Bernardo e Julio di doversi imbacuccare come eschimesi per evitare insetti e vento... Anche la 2CV di Salvador é sempre piú scassata e tenuta assieme da nastro adesivo... Mi domando veramente se tutto ció ha senso: alcune persone mettono da parte metri cubi di pezzi di ricambio e acquistano 2CV ormai inutilizzabili spendendo soldi per immagazzinare e parcheggiare questi rottami, e c'é chi organizza e partecipa a queste gare di demolizione di 2CV... fra qualche anno un parabrezza d' occasione sará forse introvabile o venduto a caro prezzo.
7.9.1994
71062 km
Il mattino andiamo tutti in piscina, anche la "modality one" é alloggiata, come noi, in campeggio. Alcune donne marocchine nuotano in costume da bagno (molto casto naturalmente). Alle bambine é permesso scoprire un po' di piú, ma appena raggiungono l' etá di maritamento si devono vestire adeguatamente. In pomeriggio decido di andare alla medina con Ralf e Wolfgang. Una guida molto insistente vuole a tutti i costi portarci a visitare la medina. Noi siamo stufi di guardare tappeti e farci buttare fuori dai vari atelier e diciamo di no. Quello si infuria e ci insulta in parecchi dialetti tedeschi!! Prendiamo l' autobus e poi un "petit Taxi", che sono delle automobili prossime allo sfascio guidate da tassisti che credono di essere agli autoscontri. Incredibilmente il traffico fila liscio, senza gravi incidenti. All' entrata della medina ci assalgono delle altre guide. Per 15-20 minuti ci stanno alle calcagna commentando le varie costruzioni, poi si stancano e ci lasciano soli. Passeggiamo tra le strette vie colorate di questa tranquilla medina. Attorno a noi la gente é al lavoro: Sarti e sarte che, inginocchiati in vani alti forse un metro (ricavati da sottoscala o altri spazi altrimenti inutilizzabili), cuciono a mano vestiti e djellabah, ragazzi che con movimenti decisi e veloci martellano il rame e altri metalli per fabbricare vasellame, falegnami, tintori di pelli e cuoio (che in un immenso cortile saltano tra le vasche contenenti vari colori e liquidi puzzolenti), asini e muli, vecchi che mendicano o vendono stuzzicadenti ricavati da rametti, negozi di alimentari,... Tutto é peró abbastanza ordinato e silenzioso. Di tanto in tanto passiamo davanti a una delle tante moschee. Lentamente diventa scuro e cerchiamo l' uscita di questo stretto labirinto. La troviamo quasi subito. Chiediamo al tassista che ci accompagna al campeggio dove sia possibile acquistare della birra e veniamo esauditi... Ralf e Wolfgang si trasformano in Ben Johnson e Carl Lewis: in pochi istanti siedono di nuovo nel petit Taxi con un sacchetto pieno di lattine (l' alcool viene impacchettato minuziosamente per nasconderlo ad Allah).
8.9.1994
71062 km
Partiamo per Al Hoceima. Ci avvertono di non fermarci a Ketama perché é la mecca dell' haschisch o kif. Sentiamo anche delle storie di persone costrette ad acquistare della droga sotto la minaccia di armi, rapimenti vari,...
Prima di Ketama, a Taounate, ci becchiamo due sassate provenienti dal nulla. Risultato: un' ammaccatura nella portiera anteriore destra e una al sottoporta posteriore sinistro. Sono i bambini, che in generale possono fare tutto quello che vogliono. Siamo di nuovo a circa 1000 m.s.m. e si respira aria di montagna. Ancora una volta potremmo trovarci da qualche parte nelle nostre Alpi. Ci fermiamo su uno spiazzo ai bordi della strada per mangiare dei fichi (questa volta non d' india). Una macchina si ferma e gli occupanti osservano per una decina di minuti ció che facciamo, poi con naturalezza uno ci domanda se vogliamo comperare della droga! Piú in avanti, ai bordi della strada vediamo delle persone che tendono qualcosa verso la nostra Marocchina, ancora droga! Man mano che ci avviciniamo a Ketama cresce anche il numero di venditori ai bordi della strada, che espongono la loro mercanzia in abbondante quantitá. La polizia sembra inesistente o accondiscente. Prima di Ketama vengono chiusi capote, porte e finestrini. Attraversiamo la via principale di Ketama a passo d' uomo per via delle persone e degli animali che intasano la strada. A parte il kif a Ketama non c'é niente di turisticamente interessante, la zona intorno é peró molto verde e sicuramente ci saranno dei sentieri per delle passeggiate. Siamo troppo condizionati dai racconti su questa zona che ce ne allontaniamo subito. Piú in avanti ci fermiamo ad un' area di servizio per mangiare del pane con il solito formaggino. C'é una sala per famiglie, dove le donne musulmane possono levarsi il velo e alcuni strati di vestiti protette dagli sguardi indiscreti e una mini moschea per viaggiatori. Comunque di donne velate ne abbiamo viste poche, anche perché i berberi, solitamente, non sono musulmani e molte donne arabe si limitano al djellabah e al foulard in testa. Il campeggio di Al Hoceima é in una piccola baia, in riva al mare. Andiamo al ristorante dell' albergo a mangiare pesce, io non sto per niente bene (non sapevo ancora di aver preso l' epatite) e vado subito a dormire.
9.9.1994
71350 km
Passo tutta la mattina in tenda (abbiamo montato la tenda di Ralf perché il campeggio é molto grande e dormire fuori non é possibile) perché sto ancora male. In pomeriggio va meglio e vado anch' io in spiaggia. Costruisco castelli di sabbia con un bambino marocchino, direi uno dei pochi ragazzini incontrati che é educato. Gli faccio capire che puó bere metá della mia Coca-Cola. Il suo sguardo beato mi fa capire che fino ad ora non ne ha bevute molte. Piú tardi i responsabili del campeggio scacciano in malo modo il mio compagno di giochi. Verso sera, siccome sto meglio, vado con gli altri al solito ristorante per mangiare del pesce. Sorpresa: il pesce é finito e c' é solo il solito menu, Brochettes (spiedini di carne) e patate fritte! É da parecchie settimane che mangiamo sempre le stesse cose: pane arabo con formaggini o carne, patate fritte e Coca-Cola...
10.9.1994
71350 km
Partiamo per Chefchaouen. Un po' di piste e i soliti venditori di Kif. Le piste sono quasi tutte sopra il mare. Poi ci abbasssiamo un po' e viaggiamo su una strada asfaltata, sempre costeggiando il mare. Le sentinelle che stanno di guardia lungo queste strade si divertono parecchio a guardare le nostre 2CV colorate anziché l' ipotetico nemico che viene dal mare. Transitiamo in una zona dove i bambini sono tutti biondi, sará il sole ...?!? Arriviamo a Chefchaouen, al solito campeggio, con la luce del sole! Facciamo la doccia con calma e poi ci avviamo verso il paese per fare alcuni acquisti alla medina, prima di cena. Svaligiamo un negozio di souvenir: ciabatte arabe, giacche in pelle, lampade di Aladino, stoviglie, tappeti, gioielli in presunto argento,...
Alle 20.00 siamo seduti all' interno del ristorante Casa Hassan per il cenone d' addio. Vengono serviti: Tajine (minestra), insalate, agnello arrosto, ... e Champagne. L' atmosfera é allegra, si scambiano gli indirizzi e gli appuntamenti (quasi tutti saranno presenti al mondiale in Slovenia). Poi il nostro Big Master João chiede silenzio per la distribuzione dei premi (te l' avevo detto subito che il viaggio turistico era una gara!). Al primo posto sono arrivati Charlie e Pascale (Belgio), al secondo Robert e Martine (Francia). Io e Vera prendiamo un premio per l' unico equipaggio femminile e per lo stile di arrampicata con la mia Marocchina, Julian (tra l' altro il piú giovane) per la sua tenacia e determinazione e Salvador e il suo compagno per compensare lo stato della loro 2CV: macchina apezzi ma terzo posto! A metá serata il nostro João ci lascia con una scena molto toccante stile via col vento. Noi continuiamo a festeggiare. Mohammed, un tale che si é messo a disposizione per farci da guida a Chefchaouen, é pure invitato e ha portato i suoi 4 figli. I bambini ricevono anche loro da mangiare e piccoli regalini mentre il papá si ubriaca con tutto ció che é disponibile: dopo una lattina di birra giá canta... Quando tutti sono stanchi porto gli altri al campeggio e poi ritorno alla medina con Julian che vuole comperare un tappeto. Sono troppo cari quindi ritorniamo al campeggio e troviamo Chris ancora sveglio... continua la festa!
11.9.1994
72072 km

I primi equipaggi partono giá alle 5.00 di mattino perché dicono che poi ci saranno problemi e colonne alla dogana. Io e alcuni altri partiremo verso le 10.00 perché abbiamo visto che fino ad ora se ci si comporta correttamente, si é molto pazienti e adulatori, si ottiene tutto e senza pagare esose bustarelle come gli organizzatori fanno. Io, Vera, Wolfgang, Hannes e Eva partiamo per ultimi e dopo 10 minuti di attesa alla dogana siamo in Spagna! Ora che sono sulla strada del ritorno e che il Raid é finito mi dispiace lasciare questi posti e soprattutto i compagni. All' inizio del Raid ci si sentiva un po' a disagio tra un popolo di cultura completamente diversa alla nostra. Specialmente a Chefchaouen, in cui siamo stati per alcuni giorni, cominciavo a sentirmi a casa, incontrando sempre le stesse persone e a vedere gli stessi luoghi. A Ceuta facciamo il biglietto per il traghetto e ci imbarchiamo. Ad Algeciras tutte le auto e le persone che scendono dal traghetto vengono controllate minuziosamente, probabilmente a causa della facilitá di procurarsi il kif in Marocco. Hannes ed Eva si separano da noi, vogliono dormire una notte al mare. Noi proseguiamo per Santa Fé. La strada é divertente: prima saliamo su delle enormi colline e poi scendiamo per poi risalire qualche centinaio di metri piú avanti. Sulle colline ci sono dappertutto delle piantagioni di olive. In un ristorante poco distante dal campeggio di Santa Fé mangiamo finalmente pesce.
12.9.1994
72391 km
Ci separiamo pure da Wolfgang. Viaggiamo su una specie di autostrada che scorre diritta verso Madrid. Scompaiono anche le colline e gli ulivi. Circa cento km prima di Madrid ci fermiamo per comperare dei francobolli: ¡Señor...por favor...mucho marcas por el correo! All' uscita del paesino vedo un AK350 in stato di demolizione. É parcheggiato davanti al "Taller mecanico Rodriguez", quindi entro nel capannone e cerco el señor Rodriguez. Un po' sorpreso del mio interesse per la storia del suo "coche", mi racconta tutto fiero che é vecchio: é del '75! Piú sorpreso ancora quando gli dico che la mia Marocchina é del '73 e che siamo appena state in Marocco. Appare anche la señora Rodriguez che mi racconta della sua famiglia. Insistono per regalarmi la macchina o almeno dei pezzi di ricambio. Non posso fare a meno di prendere i due sportelli posteriori che sono in stato eccezionale. Per il resto non posso fare niente, non ho posto! Vera impallidisce quando mi vede rientrare in macchina con due sportelli che dovranno trovare posto anche loro nella Marocchina. Inizia a piovigginare, ci avviciniamo a Madrid. Alla periferia Nord troviamo un campeggio molto moderno: i servizi assomigliano ad un' esposizione di bagni di marca. Vera ha problemi di stomaco cosí mi mangio le razioni di sopravvivenza rimaste. Naturalmente dormiamo sempre all' esterno per lasciare posto alle preziose porte appena ricevute.
13.9.1994
72534 km
Partiamo presto e attraversiamo Madrid. Incrociamo un Acadiane dei servizi pubblici! Passiamo per Zaragoza e poi nelle montagne. A Sabiñanigo prendiamo la direzione del Col du Pourtalet. Alla dogana facciamo la spesa in un negozio pieno di souvenirs: mi trattengo, compero solo lo stretto necessario per non caricare ulteriormente la Marocchina. Il panorama é tipicamente montano, siamo nei Pirenei. A Gan troviamo un campeggio molto carino, sembra un parco pubblico, di quelli dove si incontrano spesso le vecchiette che fanno la calza o gli sfegatati dello Jogging. In un cortile nelle vicinanze c'é pure una 2CV vecchia... Ci sono solo alcune roulottes di turisti inglesi che rimangono sorpresi alla vista delle "deux filles", cioé delle "two girls". Ci domandano se va tutto bene, forse per via del nostro insolito aspetto. Dopo cena ci sorprende un acquazzone e ci rifugiamo in macchina (porte comprese! ...altrimenti arrugginiscono...) completamente fradicie. Il solito turista inglese bussa ai vetri appannati della Marocchina e ci chiede ancora, preoccupato, se va tutto bene. Due sorrisi da pubblicitá di dentifricio annuiscono.
14.9.1994
73110 km
Il mattino sto mezz' ora sotto la doccia bollente, sia per scaldarmi, sia per riacquistare un aspetto normale: la prossima notte saremo ospiti di un nostro collega di lavoro che ha una casa di vacanza nei pressi di Clermont-Ferrand. Direzione di Tarbes-Toulouse-Albi-Rodez-Espalion-Laguiole. Lungo la strada vediamo nuovamente parecchie 2CV degli anni '70. A Laguiole mi fermo ad acquistare un omonimo coltello. A St. Flour entriamo in autostrada, naturalmente gratuita. Rimango pure senza benzina, grazie alla tanica ripartiamo quasi subito. Usciamo dall' autostrada per andare in direzione di Vic-le-Comte. Lungo le stradine di campagna, con la mia illuminazione natalizia, abbaglio i pochi automobilisti che mi vengono incontro. Arrivate ad Espinasse troviamo la localitá detta Bel-air dopo aver domandato ad una signora ancora sveglia. Alle 23.30 troviamo la casa ma nessuna luce ci indica che qualcuno sia ancora sveglio. Nessun problema: stendiamo le nostre coperte sulla ghiaia del vialetto e dormiamo. Poche ore dopo la pioggia ci costringe a trovare rifugio nell' unico fienile aperto. Dormiamo sul pavimento in cemento, la modernizzazione ha introdotto l' uso di conservare il fieno in scomodi rotoli che non si prestano come giacigli.
15.9.1994
73750 km
Delle risatine ci svegliano, hanno visto la Marocchina in cortile. Subito dopo la voce di Peter che ci ha scorto. Facciamo colazione sedute al tavolo e con stoviglie in porcellana. Poi andiamo nella vicina Billom a ritirare soldi alla banca per poi spenderli in una Brocante...ancora merce da caricare nella Marocchina. Alle 12.30 siamo di nuovo a Bel-air per un succulento pranzo. Nel pomeriggio ci rechiamo a Thiers, cittadina nota per la fabbricazione dei coltelli. Dapprima visitiamo il museo sui coltelli e poi, esperte coltellologhe, cerchiamo di comperarne uno che non sia un imitazione Taiwanese. Ritorniamo prendendo una via piú lunga che ci porta in posti meravigliosi. La sera ci aspetta una deliziosa cena chez Peter e una dormita su una soffice moquette.
16.9.1994
73810 km
Alle 8.20 partiamo con la pioggia e il freddo. Dopo Lione facciamo una piccola sosta per mangiare e telefonare. Viaggiamo sempre sull' autostrada fino a San Gallo, dove dormiamo da mia sorella che ha tenuto le mie topoline in vacanza durante la mia assenza.
17.9.1994
Il mattino dopo carichiamo la gabbia con le mie due topoline e partiamo per il raduno all' Aegerisee. Le nostre vacanze finiscono con 74701 km sul contachilometri, Vera nelle braccia del suo fidanzato e io che abbraccio la mia Marocchina che mi ha fatto vivere 5 bellissime e indimenticabili settimane.