Eccomi tornata alla normalità.
Non posso fare a meno di scrivere qualche pensiero riguardante il Mondiale 2cv che si è svolto in Repubblica Ceca, il mio primo mondiale, un’esperienza che non credo di poter riassumere in qualche frase, ma che comunque, proverò a mettere per scritto.
Partiti alle quattro di notte da Pisa, avevamo l’appuntamento con Mirco, Marta, Fabio e famiglia, e Alberto, successivamente, alla carovana “Cavalli Bradi” si è aggiunto Pacifico. Il raduno era già iniziato. Sì, perché seppure avessimo ancora circa 800 km da fare per raggiungere l’ippodromo di Most, l’atmosfera di gioia e di ilarità la faceva già da padrona. Dopo diciotto ore di viaggio, con la stanchezza che si faceva sentire ormai da molti chilometri, siamo giunti a Most.
Ci ha accolto una 2cv dai mille colori posta su un piedistallo che ci indicava gli ultimi metri da fare e, vista l’ora tarda, tantissimi fari gialli che salutavano i nuovi arrivati. Essendo ormai notte, facevamo fatica a distinguere le varietà di deuche che avevano invaso i campi adibiti per l’occasione a campeggio, ma già ci era facile capire l’atmosfera di gioia che caratterizzava quell’incontro: Birre, canti, stati diversi accomunati dalla stessa passione, colpi di clacson dalle più svariate sonorità, balli, risate, bandiere delle proprie nazioni issate su gazebi e niente confini: l’Italia confinava con la Spagna e l’Olanda.
Una bella atmosfera di tolleranza, quasi utopica.Il giorno dopo tutto è apparso più nitido: Quei colori che la sera prima avevo solo immaginato, si mescolavano davanti ai miei occhi in un’immensa distesa d’erba che faceva da sfondo. Facevo fatica a non sbarrare gli occhi dallo stupore ogni qual volta mi girassi o da una parte o dall’altra. In ogni piazzale vi erano persone che brindavamo coi loro calici di birra, e a “Little Italy” la festa è continuata ininterrottamente, giorno e notte. Vi erano discoteche improvvisate, utilizzando grosse casse attaccate alle piccole latte Citroen, amache issate fra due bicilindriche , concerti rock e blues, e da una certa ora in poi musica “disco” che raccoglieva i ragazzi (e non solo) di tutta Europa.
Il palcoscenico dell’ippodromo di Most, che fino a pochi giorni prima era vuoto, adesso mostrava il suo spettacolo: migliaia le protagoniste, 2cv colorate e sgargianti accanto ad altre sporche e più sobrie, non vi era quella più bella, ognuna rappresentava una storia, lo spirito di colui che l’aveva da sempre, o anche solo da pochi mesi.
A differenza dei raduni locali, questa è stata un’occasione maggiore per conoscere gente di nazionalità diversa, con la quale non vi è stato troppo difficile comunicare seppure non ci fosse comunanza linguistica, amicizie che si perderanno quasi sicuramente, altre che probabilmente rimarranno solo una raccolta epistolare, altre ancora solo una fotografia sbiadita dal tempo, ma ciò che conta davvero è il ricordo e le emozioni che hanno trasmesso.
Infine che dire… un ringraziamento anche alle nostre piccole latte, che hanno sopportato noi, e i molti chilometri fatti e in particolare un saluto speciale a coloro con le quali ho passato le ore di viaggio, fra cui la mia “Gigiona”, la “222” di Mirco, la “Pacifica” di Pietro, la “Lolly” di Ferdinando e Ida, la “Chiquita” di Fabio e famiglia, quella di Alberto de Roma personalizzata durante l’incontro con quadratini bianchi e neri, e l’Acadiane di Benni che ha dovuto sopportarmi per qualche centinaia di chilometri.
Arrivederci al prossimo Mondiale, anzi no! Che dico! Arrivederci al prossimo incontro…
Bene. Molto bene.
Come dire… lo sapevo, in fondo, sono anni che attendo di entrare nella lista degli eletti che partecipano al Raid Lapponia e ho visto foto, filmati, letto diari… insomma lo sapevo.
Quando si scavalca il circolo polare Artico e si prosegue verso nord si deve superare una prova di iniziazione. Non ho mai saputo esattamente in cosa potesse consistere, ora lo so.
Consiste in un lungo cerimoniale, molto liturgico, in cui Henka, vestito con molti strati di plastica nera e con guanti di plastica gialli, terrorizza noi vergini toccando con la punta delle dita un barattolo di latta gonfio.. boh… sar` andato a male, sar` fermentato, sar`… chi lo sa… Insomma che apre questo cavolo di barattolo. Un fetore si espande… non si capisce bene a cosa collegarlo, ci pensiamo un po’, h molto intenso e ributtante… Poi ci arriviamo. Cacca. L’odore h molto chiaro, cacca, si. Cacca. Forse fogna. Ma piu cacca. Poi fanno le tartine con questo … mah non so nemmeno io come chiamarlo… con questa roba sopra.
Pane, formaggio, cetriolini (e gi` qui ce ne sarebbe abbastanza per vomitare) e poi questa cosa sopra. Tocca mangiarlo, tutti gli altri partecipanti (a questo evento partecipano tutti, mentre per il resto il raid h molto libero, basta trovarsi alla sera nello stesso posto) con le macchine fotografiche per immortalare il momento, e tutti con il naso tappato.
Non vedono l’ora di vederci soffrire, forse perchè ricordano il loro rito di iniziazione. Il morso. Non ha tanto il sapore, che poi h spaventosamente salato e basta, il piu h la bocconata di spine, perchh la carne del pesce ormai h completamente putrefatta quindi non h piu riconoscibile. Spine in tutta la bocca… una cosa veramente vomitevole. Bon, poi va giu il boccone e via… Ma il peggio deve ancora arrivare.
Il peggio, il RUTTINO. Il primo ruttino riporta alla memoria il fetore che si h espanso all’apertura della latta (che peraltro stava per esplodere per la pressione). E poi hai il terrore di avere un altro ruttino, di avere un rigurgito e di risentire un’altra volta quel senso di fetido in bocca… Bene, ora potrr tornare al Raid Lapponia altre volte, senza paura. Quando avro’ finito di digerire quello schifo, sara` tutta leggenda.
Saluti a tutti… ora sauna, per espellere tutti i residui di quel.. pesce? FU pesce, quando lo mangiammo noi era gi` putrefatto da un pezzo…
Nel lontano 2008, più esttamente verso metà Dicembre, mi è capitato di fare un viaggio un pochino diverso dal solito (ma neanche tanto, per chi mi conosce ) per recarmi all’Assemblea Generale del 2cv Club Le Volant de Fer, di cui sono socio da qualche anno.
Il 2cv Club in questione è composto da svariati mattacchioni francesi di età compresa tra i 35 e i 65 anni , appassionati di tutto quello che è citronico (hanno quasi tutti svariate Citroen e organizzano ogni anno un raduno “Anciennes Citroen”), ma sono anche parecchio appassionati di montagna e di giri strani in 2cv.
Per fare un esempio oltre a CitroLevens, il raduno di cui prima, organizzano anche un raduno itinerante di 4 o 5 giorni che si svolge lungo le strade di montagna che vanno da Nizza a Chamonix, con percorso variato ogni anno.
Alla fine dell’anno poi, si tiene regolarmente l’Assemblea Generale del Club, in genere a metà dicembre e in genere in posti interessanti. Tre anni fa eravamo andati a Castellane a visitare il museo Citroen, per esempio.
Quest’anno, visto l’inverno particolarmente nevoso e rigido, hanno pensato bene di organizzare l’assemblea presso un ristorante che si trova al Col di Turini che si trova abbastanza vicino al Col di Tenda … ma più in alto.
Ovviamente, essendo socio del Club, mi sono sentito in obbligo di partecipare.
Perciò, alla faccia delle previsioni meteo che minacciavano la peggiore nevicata della stagione, sabato 13 Dicembre mi sono avviato di buon passo verso il Col di Tenda …
Tra Gavirate (Varese) e il Col di Tenda, si trova Fossano. O più esattamente: Cussanio, la sede del mitico CitroRanch.
Non potendo esimermi dal rendere omaggio ai Citrorancheri, li ho avvisati che sarei passato di lì e magari potevamo mangiare un boccone insieme, ma senza fare tardi perchè avevo ancora parecchia strada da fare. Lì giunto, ho trovato Luca alle prese coi preparativi finali della furgonetta che entro una settimana sarebbe partita per la Libia. Così abbiamo sistemato insieme un po’ di dettagli e, con calma, ci siamo seduti a tavola.
Alle 16 circa, visto che ormai aveva ripreso a nevicare, abbiamo deciso di avviarci, io verso la Francia e loro per fare un giro di prova con la furgonetta.
Appena partiti, prima deviazione, per controllare le gomme … ma, trattandosi di LucaJack, non poteva essere un posto qualsiasi per controllare le gomme …
Abbiamo quindi ripreso la strada verso Limone Piemonte e poi il Col di Tenda.
Dal versante italiano, ancora ancora, ma su quello francese, ci siamo trovati in mezzo ad una splendida nevicata!
Al primo posto adatto per fermarci, ci siamo salutati perchè Luca, Roxie e Sally (la micro cagnolina che si vede in parte nella foto) ritornavano verso casa, un po’ preoccupati del mio destino …
E così ho ripreso la discesa approfittando delle strade ancora pulite. Il pranzetto si era prolungato un po’, per cui il mio progetto di viaggiare con la luce era andato a farsi benedire. Però, conosco ormai quella strada che dopo tenda anzichè proseguire verso il mare, gira a destra e, passando per Sospel, collega la Val Roja con la Vallée de la Vesubie.
Però … sorpresa !!
Arrivato a Sospel, la comodissima e tortuosissima strada che sale direttamente al Col di Turini, ove il giorno dopo si sarebbe tenuta l’assemblea, ma che per me costituiva la strada diretta per andare dai miei amici, era chiusa per frana !!
Consultazione rapida della cartina stradale, al buio e decisione immediata per una variante che passando un po’ più in là, prima o poi arriva comunque al Col di Turini. Strada infame !!
Per fortuna aveva smesso di nevicare, ma fare una stradina nuova di montagna, al buio e quando si ha fretta, non è divertente … specie dopo aver già fatto 350 km !
In compenso, arrivato in cima alla montagna, ho scoperto che una decina di km erano da fare in quota su una specie di pista da bob … essendo già abbastanza tardi, non avevo voglia di mettere le catene, così ho prosguito tranquillo, godendomi le dolci scivolate e la mancanza di traffico.
Arrivato quindi da Jean-Claude, che abita in cima ad un cocuzzolo a cui sono giunto dopo essere sceso dal Col di Turini fino in fondo valle e poi risalito, lui mi accompagna da un altro amico socio del Club dove avrei potuto pernottare.
La sera, stravolto, non ho potuto rendermi bene conto del posto in cui mi trovavo, ma la mattina dopo …
… non ho visto comunque più di tanto perchè pioveva e c’erano le nuvole appena più su !!
L’amico ospitante mi ha poi presentato la sua 2cv:
e quindi mi ha detto che avrebbe preso la “quatre-quatre” (ovvero un Mitsubishi Pajero) perchè viste le condizioni meteo sarebbe potuto servire per trarre d’impaccio gli altri duecavallisti del Club.
Infatti, mentre noi ce ne stavamo beati e pacifici a chiacchierare, Jean-Claude era sceso verso Nizza per incontrare il grosso dei soci che si erano ritrovati per strada e avevano cominciato la risalita della valle per attraversare le “Gorges de la Vesubie” e poi affrontare l’erta salita per il Col di Turini.
Noi da lì avremmo preso una scorciatoia in mezzo ai boschi per raggiungerli ad un terzo circa della salita.
Ho così seguito questo Mistsubishi, fino a che … mi sono ritrovato in un ingorgo di 2cv !!!
Avevamo raggiunto la colonna varipinta che stava salendo sotto la pioggia con ritmo piuttosto tranquillo (e singhiozzante !!).
Come sempre, una fila di 2cv non riesce mai a viaggiare ad un ritmo uniforme, vuoi per le caratteristiche dei conducenti, ma anche perchè le 2cv, rispecchiando appunto il carattere dei proprietari, hanno prestazioni ben differenti …
Finalmente dopo un po’ di rallentamenti, siamo giunti in zona neve, dai 1200 metri di quota circa …
… e anche lo spazzaneve fermo dietro ad una macchina per traverso !! (non una 2cv, ovviamente !! )
A quel punto, nonostante la buona volontà dei conducenti e le cartteristiche superiori dei mezzi, abbiamo deciso di mettere tutti le catene (anche perchè su quella pendenza non saremmo mai ripartiti !!).
Dopo la sosta per il montaggio delle catene, col tipico casino che possono fare dei duecavallisti francesi, siamo ripartiti … fino a raggiungere due del nostro gruppo che, non avendo messo le catene, erano fermi per traverso !!
Così, approfittando di una distrazione dei miei compagni di viaggio … ho preso il largo !
Sono triste perchè oggi ho riempito il serbatoio della 2CV con la tanica portata al rientro dalla Libia ed ora la tanica è vuota. Pagare la benzina 0,18 DL (0,10 Euro n.d.r.) è stato emozionante, impressionante, commovente. Un ricordo che rimarrà sicuramente indelebile per moooooolto tempo!
A parte gli scherzi ed il prezzo del prezioso liquido, sono molte le cose che sarà difficile dimenticare. Non avrei mai pensato, per esempio che esistessero così tante stelle in cielo. Non mi sono mai appassionato molto alla contemplazione delle stelle ma dopo due notti trascorse nel deserto ho compreso perchè tutti i popoli abbiano dato così tanta importanza alle stelle. Sia ben chiaro che ho presente l’importanza che ha il cielo per l’orientamento ma mi risulta difficile spiegare l’emozione che ho provato nel vedere il cielo, privo di luna, dalla pianura desrtica nella quale ci trovavamo. Quasi un senso d’oppressione, d’invadenza di quelle stelle che normalmente se ne stanno lassù per i fatti loro.
Molte cose curiose ci sono successe e tenterò di procedere con ordine. All’arrivo a Tunisi, appena scesi dal traghetto, un doganiere tunisino mi chiede i documenti, fa un giro della vettura e nota le scarpe da ginnastica che porto sempre a coprire le banane del paraurto anteriore. Inizia a ridere (ma quello succede anche in Italia) e poi inizia “ ca est puor bouche?” ed io non riuscivo a capire cosa avessero a che fare le scarpe con la bocca. Dopo poco ci sono arrivato, bouche non era bocca alla francese ma Bush, il presidente americano ed allora mi ha invitato a nozze.
Non vi sto nemmeno a raccontare i vari commenti del gendarme che chiamava i colleghi per fargli notare la scoperta. Da quel momento in poi qualsaisi discorso sul mio paraurto era riferito a Bush sia che fossero poliziotti che semplici curiosi, al confine tunisino-libico c’è stato uno show niente male.
Addirittura Gabriella si è sentita in dovere di consigliarmi di non menzionare il “presidente” quando a Sabratah abbiamo ricevuto la visita di una persona riccamente vestita e con auto di notevoli dimensioni che si è presentato in inglese e quando gli ho spiegato che ero italiano e parlavo solo francese ha iniziato a discorrere in un italiano corretto.
Erano tutti a visitare le rovine romane mentre Bruno, Gabriella ed io davamo un occhio alle nostre macchine prese d’assalto dai curiosi. Il signore accompagnato da padre e moglie ha voluto sapere del nostro viaggio ed è rimasto incredulo quando gli ho mostrato la cartina con l’itinerario. “Ma con queste piccole macchine? Ma quanti cilindri hanno? Ma questo tratto è off-road!” Alla fine ha aperto il cofano e ci ha omaggiato di due sacchetti di mandarini ed arance della sua farm.
La faccenda sul numero dei cilindri era frequente. A loro non interessava la cilindrata, solo il numero dei cilindri. Probabilmente per un libico le auto “buone” sono le onnipresenti Toyota 4200 cc 6 cilindri a benzina, quelle meno buone i vecchi pik-up Peugeot a 4 cilindri, LE NOSTRE SOLO DUE!!!!
Cambiando discorso volevo raccontare dei tuareg. Tuareg è una parola che gli hanno affibbiato i francesi. Loro si autodefiniscono con un paio di parole che vuol dire “chi parla tamashek” (tamashek è la loro lingua). Ho notato una differenza notevole fra gli arabi e i tuareg e sono arrivato sino a sentir dire con aria di distacco dalla nostra guida tuareg “…..e no, qui non lo trovi. Questo è un paese in una zona araba!!!!”.
Vivendo dieci giorni con loro ho potuto scoprire quanto sprechiamo per qualsiasi cosa, quant’acqua consumiamo anche solo per lavarci i denti. Per il fuoco, quattro legnetti in croce, un buco nel terreno e via il the era pronto. “Ma perchè fate il buco prima di accendere il fuoco?” “Perchè altrimenti la legna si consuma troppo rapidamente”.
Alla fine del pasto, consumato in un unico grosso contenitore non avanzava mai nulla, un po’ d’acqua e basta, loro tre (la guida, il poliziotto di scorta e l’autista del pik-up) erano a posto. Noi dormivamo in auto o in albergo, loro un materassino di gomma piuma e due coperte a testa, lì fuori, vicino al fuoco ed al Toyota. Il poliziotto ha dormito fuori anche la notte che siamo stati visitati dagli sciacalli! Li avevamo sentiti ululare mentre si cenava e alla mattina dopo abbiamo visto un sacco d’impronte come quelle dei cani tutto in giro alle nostre vetture.
Libia paese strano. Dopo aver fatto un sacco di chilometri di deserto ed essere arrivati a cancellare il colore verde dell’erba dalla mente ecco l’impensabile: verdissimi campi di grano. Se andate su Google Earth e posizionate il cursore a Nord 26° 30′ 33” Est 12° 15′ vedrete degli enormi tondi scuri (nd.r si possono vedere anche su google maps). Sono campi di grano dal diametro di 800 metri che a gennaio avevano le piante alte al ginocchio. Enormi tubi a compasso per innaffiare con l’acqua presa a 400 o 500 metri sotto terra. Vedere il verde intenso del grano lì e trenta centimetri più in là sabbia, dune, è qualcosa di incredibile.
Molti di noi, durante questo viaggio avrebbero voluto fare chi più sabbia, chi meno deserto di pietre, chi visitare maggiormente città, chi andare per mercati. A me ha sempre interessato curiosare nei modi di vita delle persone. Proprio per questo ho fatto cambio con il poliziotto di scorta. Lui ha viaggiato sulla 2CV di Pietro ed io sono andato sul Pik-up con la guida per un centinaio di chilometri. Devo dire che si viaggia in maniera molto più confortevole sulla 2CV ma è stato bellissimo stare in loro compagnia.
Primo, l’impianto stereo: un telefonino cellulare sempre collegato alla presa accendisigari ed attaccato allo specchietto retrovisore. Questa cosa che dondolava a destra e sinistra era il massimo dell’alta fedeltà. Secondo, il cruscotto: una bella pelle di pecora lungo tutto il cruscotto, l’immancabile teiera che ruzzolava appena appena e sul pavimento un piccolo zaino con i cambi di qualcuno di loro.
Tutti a battere il tempo della musica trasmessa, si tutti, autista compreso e a fare discorsi in una lingua che è difficile spiegare. Che poi l’autista non avesse nemmeno un cacciavite per regolare le puntine……va beh, si può trovare sempre qualcuno che lo presta.
A proposito di disorganizzazione sono stati incredibili i due viaggi che abbiamo fatto con i fuoristrada a Tekerkiba. Quattro persone per fuoristrada, eravamo in 18 e quindi 5 Toyota in tutto. Probabilmente erano a corto d’autisti e quindi è stato arruolato anche una che non sapeva guidare. Questo è partito con l’auto con il cambio automatico e fino a lì il problema stava solo nel modo di prendere gli avvallamenti ed i buchi. Il bello è arrivato quando qualcuno di noi si è lamentato ed allora gli hanno cambiato macchina.
Solito Toyota 4200 però con le marce. Come abbia fatto a partire non lo so perché non ero su quella macchina ma il racconto è stato il seguente: era in quarta lanciato, poi ha preso la sabbia, il motore calava di giri ed io e lui ci guardavamo per dire ora scala, ora scala, ora scala. La macchina si è spenta e l’autista guardando incredulo il cruscotto: “BATTERIA?”. Se l’avessero proposto a Zelig sarebbe stato geniale, putroppo ……. va beh lasciamo perdere.
Il giorno dopo gita al laghi nel deserto. Bellissimi, acqua salata, dune da 70 metri d’altezza, discese mozzafiato su tratti ripidissimi, Mirco che riesce a fare snowboard sulle dune ma …… durante il ritorno un Toyota si ferma con la batteria fuori uso. Cavi per fare il ponte? Ma figuriamoci! Si smonta la batteria da un’alta macchina, si mette in moto quella poi si rimonta la batteria sulla prima. Un’altra rimane senza benzina, una terza non va più in moto e viene trainata da un altro fuoristrada grazie al turbante usato come cavo di traino. Meglio che vedere Mister Bean.
Succedono poi cose anche dispiacevoli come ad esempio quello che è successo a Sebha. Premesso che i distributori di benzina sono uno ogni 40 o 100 o anche 200 km, alle pompe di benzina c’è sempre coda. Arriviamo noi che con 9 auto creiamo ancora più traffico ed il gioco è fatto. Una volta siamo arrivati tutti assieme e ci siamo messi in fila.
Dopo poco arriva Roberto che era un po’ attardato e trova le nostre 8 auto, un’auto libica e poi la sua. Si presentano due poliziotti e rivolti all’autista libico “Spostati perchè tocca a lui” No, sono arrivato prima io” insomma dopo due minuti l’autista libico viene caricato sulla macchina della polizia, un poliziotto sale sull’auto del tizio e se ne vanno. Brrrrrr non mi va di pensare ai casini che può aver passato quell’uomo. Per contro siamo usciti dalla città preceduti da un’auto della polizia che tramite megafono ordinava a tutti gli automobilisti di lasciarci passare.
Ora mi viene in mente che con il satellitare di Pietro abbiamo rilevato i punti dei luoghi dove abbiamo pernottato e pranzato durante la traversata da Dirj ad Adiri, i 474 km ininterrotti di fuori strada. I punti, per i più curiosi sono: primo pernottamento E11°78552 N29°12911, pasto del giorno dopo E12°67714 N28°45333, secondo pernottamento E12° 86665 N28°35842. Da notare la poca distanza percorsa tra il pranzo ed il secondo pernottamento dovuta all’incontro del “fisc fasc”, la sabbia molle.
Ci sono poi stati gli incontri tecnici. LJ ha spaccato il telaio e si è rivolto adun saldatore che tagliava la lamiera con l’elettrodo, boh, mai visto! Mirco, Marco, Pietro ed io ci siamo divertiti a cercare un gommista che ci riparasse i pneumatici dopo la traversata. Troviamo il gommista, un ragazzo sui diciotto anni e Marco gli fa riparare la prima ruota: raddrizzatura del cerchio, pezzatura della camera d’aria, ripezzatura della camera d’aria perché i buchi erano due, pezzatura dall’interno del copertone. “Quanto?” “Eh, i buchi erano due, …mmmm….. due dinari!” (1,20 euro)
A quel punto il test era superato ed allora “Forza, tira fuori tutte le gomme” Nove ruote delle quali due non riparabili. Siccome il lavoro era molto ci siamo messi tutti a smontare i copertoni dai cerchi mentre il gommaio pezzava a tutto spiano montando anche due camere d’aria per ruota.
La prima quella integra, la seconda messa fra la camera d’aria ed il pneumatico così da rendere il tutto più rigido. A quel punto l’inconveniente. Tutti i ragazzini del paese sono venuti a curiosare dal gommista e il nostro “amico” si sentiva rodere perché tutti i suoi amici potevano sedersi sulle 2Cv, guardare dentro ai cofani e farsi le foto vicino alle nostre auto e a lui toccava lavorare. Quattro o cinque volte ha tentato di lasciare la postazione di lavoro per andare a curiosare anche lui e noi a riportalo vicino al bancone sino a che Mirco gli ha garantito “Quando hai finito ti porto a fare un giro sulla macchina!”.
A quel punto è ricominciata la produzione della ditta. Alla fine foto di rito e giro promesso fra l’ilarità di tutti. Alla fine ….10 dinari.
Altro bell’argomento del viaggio è l’asfalto. Dopo tutto quel deserto sognavo l’asfalto. Quando ci siamo arrivati ho rimpianto il deserto. Non sto a raccontare che tutti in colonna abbiamo preso un buco ed abbiamo fatto fuori sette pneumatici in una volta sola ma lì per fortuna ci è successo di fronte ad un gommista, non sto a raccontare che tramite radio la parola più frequente era “BUCA!” Occorre la foto scattata da Mirco per poter credere che abbiamo oltrepassato una buca trasversale alla sede stradale a cui avevano posto rimedio riempiendola di pelli di pecora.
Non mi piace generalizzare ma abbiamo notato che il libico manca di elasticità. In un negozio, qualcuno di noi ha speso una cifra tipo 5 dinari e mezzo. Dà una banconota da 10 dinari e poi per velocizzare il resto anche una banconota da 1/2 dinaro. PANICO! La faccenda è stata risolta se ricordo bene riprendendoci il mezzo dinaro che aveva creato non solo confusione ma un certo disagio per paura del negoziante di essere fregato o preso in giro.
In un’altra occasione sono partito per andare a comprare acqua e pane con l’autista del pik-up che parlava solo arabo e tamachek. Siamo arrivati in paese, entriamo nel negozio e vedendo l’acqua in bottiglie di plastica ne ho messo da parte 2 confezioni da 6. Bene ora il pane: pane! baguettes! buonanotte. Mi son messo a girare per il negozio ma non ho trovato il pane.
Ho però visto una confezione di formaggio olandese, quello con l’esterno rosso. Ho preso in una mano il pezzo di formaggio sottovuoto ho fatto finta di morsicarlo ed ho fatto notare che nell’altra mano non avevo nulla. Ok, compreso! In questo negozio non si vende pane. L’autista mi fa segno che mi accompagna in un altro negozio. Tutti estremamente gentili, cordiali, divertiti ed estremamente corretti.
Entro e chiedo 10 baguettes, l’autista me le aveva mostrate appena varcata la soglia. Il negoziante mi risponde “NO!”. Inizia a palare in inglesarabo e dopo un bel po’ capisco che “4 pani per 1/4 di dinaro”.
Bene ho pensato abbiamo risolto “ne voglio 10″ “No” e ricomiuncia a discutere. Ci son voluti due minuti buoni, poi il negoziante prende un sacchetto, ci infila 4 baguettes, me lo porge e mi dice “1/4 di dinaro”
Alla fine cos’era? 4 pani per 1/4 di dinaro e quindi ne potevo comprare 8 o 12 ma non 10. Ma va.*****..!
Prova ad andare a chiedere 4 banane! “No, 1 kg!” Va bene 1 kg.
Il pezzo forte è stato cambiare i soldi durante il ritorno. Ci fermiamo a fare benzina (quando la polizia ha portato via il tizio) e siccome alcuni di noi erano senza soldi raccolgo un po’ di banconote da 50 euro da diversi equipaggi e parto in 2CV con la guida per cambiare i soldi. Dopo aver viaggiato un po’ in un traffico cittadino veramente caotico, devi entrare moooolto convinto negli incroci, la guida mi dice
“all’una le banche chiudono”
“Ma manca 5 all’una!”
“Niente paura, andiamo a cambiare da ……” e non capivo dove
Dopo aver oltrepassato il quartiere dei ricambisti e quello dei tappeti e materassi, arriviamo nel quartire degli orafi. Ahia, sentivo già la puzza di fregatura megagalattica.
Fermo la macchina che lascio aperta, tanto dovevamo attaversare solo la strada, entriamo da un orafo, la guida chiede e mi fa segno di uscire e seguirlo, “Questo non va bene”. Cambiamo orafo poi un altro poi un altro ancora. Arriviamo da un che dice
“Si, Cambio. Quanti dollari?”
“No euro!”
“Allora no!”
Intanto eravamo gia a 200 metri dalla macchina che per altro non era nemmeno la mia ma di Pietro.
Alla fine, finalmente troviamo l’orefice che cambia i soldi allo stesso cambio della banca. Non ci considera nemmeno, ci dà i soldi e poi continua a fare gli affari suoi, nemmeno buon giorno, bah! Incredibile, lo stesso cambio della banca!
Ritornati dalla macchina, le mosche! C’era tanta gente che non si vedeva nemmeno la macchina, alcuni con la testa dentro al finestrino che avevo lasciato aperto, persone che ridevano per le scarpe sul paraurti ma nulla è stato toccato. Due battute sul solito Bush e ciao a tutti. Cavolo quanto sono orgogliosi che un mussulmano abbia tirato le scarpe a G.W.B.
Al ritorno dal benzinaio tutti gli altri se n’erano andati ma “Grazie ai potenti mezzi messi a disposizione dalla tecnica moderna….” (le nostre radioline) sono riuscito a capire dov’erano e a riacchiapparli.
Quella del cambio è andata bene ma ……………. non son stato tranquillo per un bel po’
Una cosa che mi ha molto colpito è lo spirito ecologico, vero ecologico, dei tuareg. La seconda delle tre guide una volta ha preso una pietra da terra a 200 km dalla casa più vicina per mostrarmi non so cosa. Una volta finito il discorso mi ha colpito il fatto che ha rimesso la pietra nello stesso identico posto, nella stessa posizione in cui l’aveva trovata!! In caso qualcuno l’avesse potuto sgridare per il disordine
Anche i tuareg, ho scoperto, mangiano la pasta in minestroni molto asciutti tipo pasta e fagioli. Il curioso è vedere come la cuninano. I nostri manuali di cucina consigliano: “Cuocere la pasta in abbondante acqua salata”. Loro, che hanno più petrolio che acqua, mettono la minor quantità d’acqua possibile, tanto da non far attaccare la pasta nel pentolino, e poi l’aggiungono mam mano che l’acqua si consuma. Secondo me non ne utilizzano più di 1/2 litro.
E’ una vita completamente differente. Quì vediamo spesso gli immigrati nordafricani che girano in ciabatte. Ho scoperto che dove c’è sabbia è l’unico modo per camminare. Le scarpe ti si riempirebbero di sabbia, a piedi scalzi ti ustioneresti. Elementare ma non c’avevo mai pensato!!
Dopo una giornata di lavoro e un aperitivo offerto dai colleghi di lavoro, partiamo alla volta di Ginevra. Il contachilometri segna 64450 km, la Marocchina é ancora lucida e i bagagli sono tutti riposti ordinatamente. Noi siamo naturalmente ansiose e pensiamo a come saranno le nostre vacanze, chi incontreremo, cosa vedremo, … (continua…)
Agosto 1995 Un viaggio è composto da varie fasi: prima si sceglie la meta, si prepara il viaggio, poi lo si compie ed infine comunque sia andata lo si ricorda.
Come meta per le vacanze di quest’anno ho scelto, di comune accordo con Roald, la Scozia; esattamente, non so cosa mi attrae di questo paese, certo non il clima. Ho preparato il viaggio: leggendo libri, consultando guide e carte, tracciato un itinerario di massima da seguire.
Ora, non resta che partire e vedere cosa offre la Scozia, terminata questa fase, rimarranno i ricordi e per evitare che con il tempo si sbiadiscano terrò questo diario che chiamerò diario di bordo, su cui annoterò ciò che vedrò, farò e proverò in queste settimane di viaggio.
Sabato, 5 Agosto 1995
Ho acquistato tutto il necessario, ho preparato la valigia e fra poco la mia vacanza avrà inizio. Sono eccitata, l’afa è opprimente, non riesco a prendere sonno.
ORE 00.35
Puntuali, carichi di ogni cosa, viveri inclusi, partiamo DESTINATIONE SCOZIA, 2CV permettendo! Nessun problema al famigerato confine Svizzero, Finanzieri e Carabinieri un po’ assonnati ci lasciano passare sorridenti alla vista della nostra Fourgonnette versione vacanza. Acquisto il bollino per l’autostrada, si riparte. Breve sosta per il pieno nel cuore della Confederazione Elvetica, visto che l’indicatore non voleva funzionare a dovere..
ORE 6.30
Le aree autostradali in Germania sono piene di gente che dorme, chi in macchina e chi con il sacco a pelo sulle panchine, incredibile. Inizia a levarsi il sole, ci fermiamo per la prima colazione in un’area di sosta, non troppo affollata, dove Roald controlla il funzionamento del galleggiante (prima sosta tecnica). Dopo brioches e thè caldo si riparte.
ORE 7.15
Direzione nord, uscita Strasburgo. Teoricamente sì, sennonché io dormivo e lui non si è accorto delle indicazioni. Tranquilli raggiungiamo la prima uscita e torniamo indietro, più attenti questa volta. Arriviamo al confine e siamo finalmente a Strasburgo dove ci fermiamo per sgranchirci le gambe, passeggiamo per le vie del centro ricco di vecchie case ed una bella cattedrale. Gironzolando ci troviamo fra le bancarelle di un tipico mercato locale i cui profumi e colori ci stuzzicano l’appetito e visto che siamo in Francia non possiamo non concederci il lusso di una baguette e dei croissant. Si riparte abbandonando l’autostrada e scegliendo le strade normali, più adatte alla nostra vacanza, lasciando la frenesia e la voglia di correre a chi ha più fretta di noi.. Un lieve inconveniente tecnico al regolatore di tensione ci costringe ad una nuova sosta tecnica. Roald cerca nella scatola magica ricca di bei ricambi seminuovi e sostituisce l’alternatore tra la curiosità della gente. Tutto risolto a parte la batteria che è rimasta danneggiata e non tiene più la carica. Siamo presto pronti per ripartire attraverso la verde campagna. Avvertiamo un leggero languorino, siamo a pochi km. da Languy. L’occhio si fa attento alla ricerca di un bel angolino verde e tranquillo. Ci infiliamo, seguendo uno dei tanti viottoli sterrati, in un bosco costeggiante la strada. Eccoci immersi in un bel contesto campagnolo. Ci fermiamo per il pranzo e la nostra 2CV si trasforma in cucina da campo, dall’interno vaporeggiante scaturiscono tagliatelle emiliane e Bratwurst; saranno i protagonisti della nostra sosta. Alle 15.00 siamo di nuovo in viaggio. La fourgonnette percorre dolcemente con la sua andatura tranquilla le arterie della grande Francia che conducono a Nord, attraversando meravigliose campagne ricche di colori e di profumi inebrianti, natura alla quale nella vita quotidiana non c’è nemmeno il tempo di prestare attenzione.
ORE 22.00
Comincia ad abbassarsi il sole e il mare è sempre più vicino, arriviamo finalmente a Calais. Ci aspettavamo un’enorme confusione visto che si tratta del più grande porto d’imbarco francese per l’Inghilterra, pensavamo già di dover aspettare qualche ora per sbrigare le pratiche d’imbarco. Ma non è certo come i porti d’imbarco italiani in cui regna il caos; tutto è organizzato alla perfezione, ci vogliono solo pochi minuti per fare il biglietto e seguendo gli sbandieratori ci imbarchiamo. Il traghetto della P&O è molto bello, ci sono vari bar, sala giochi, ristorante, … Noi ci accomodiamo nel bar più chic per gustarci una cioccolata calda ed un’ottima birra. Dopo circa mezz’ora di attraversata si iniziano ad intravedere, al chiaro di luna, le famose Bianche Scogliere di Dover, ci avviciniamo sempre di più all’Inghilterra ed è ora di scendere alla macchina per sbarcare.
ORE 23.00
Illuminati a giorno dal riflesso delle luci del porto sulle scogliere, prendiamo terra in Inghilterra e automaticamente ci troviamo a guidare, senza neanche esserci accorti, a sinistra. Fortunatamente il fuso orario è a nostro favore, arriviamo non troppo tardi, stanchi del viaggio ed assonnati andiamo alla ricerca di un Bed & Breakfast; nelle case in cui andiamo a bussare le camere sono tutte occupate. Ormai rassegnati a trovare un’altra sistemazione per la notte suoniamo l’ultimo campanello, un’anziana signora compare sulla soglia e ci fa notare che non è un B&B ma un pensionato per anziani, ci spiega che possiamo trovarne uno li vicino. Vicino c’è una classica casetta inglese con un cartello B&B alquanto decadente e una jeep malandata parcheggiata nel cortiletto, proviamo. Appare sulla porta una ragazza indiana con tanto di bollino blu, modello Banana Chiquita, sulla fronte; ci spiega che la casa è del suo ragazzo e dobbiamo aspettare un momento per parlargli perché è in meditazione. Perplessi io e Roald ci scambiamo uno sguardo di stupore; pochi attimi dopo si presenta un ragazzo alto, biondo, tipico inglese, vestito da santone: “Un attimo vado a cambiarmi!” …. Aspettiamo… La stanza costa solo 20 £ perché non è molto bella, la casa deve essere ristrutturata, è interamente tappezzata di moquette, orrenda!!! La stanza però al contrario di quello che loro dicevano è bellina, ha un letto comodo e caldo. Ci soffermiamo a parlare un po’ con il ragazzo che, saputo da dove veniamo, ci dice che sua madre insegna inglese in una scuola di Como; dopo che Roald gli chiede se la jeep fosse sua il ragazzo conferma, è orgoglioso della sua Renegade e si presta gentilmente a portarci con lui a vedere le scogliere l’indomani mattina. Augurata la buona notte ci infiliamo a letto.
Domenica, 6 Agosto 1995
I gabbiani con un continuo e ripetitivo verso ci svegliano. Non vediamo l’ora di cominciare le nostre vacanze così decidiamo di non trascorrere la mattina a Dover e rinunciare ad arrampicarsi con la jeep sulle scogliere; aspettiamo il giovane che si è appena alzato e la faccia non è delle più sveglie. Riceviamo un ulteriore sconto perché non prendiamo la prima colazione, dovevamo arrangiarci noi. OK, ma voi non vi immaginate le condizioni della pseudo cucina! Ringraziamo e salutiamo la simpatica coppia che si raccomanda di tornare ancora lì da loro. Risolti i problemi di avviamento dovuti alla batteria facciamo un giro per la città ed andiamo da soli a vedere le Bianche Scogliere con la luce del sole. I gabbiani persistono con il loro verso.
INIZIA LA VACANZA!!!
Via, in direzione Ovest. La strada è molto trafficata essendo l’unica che porta in quella direzione, attraversiamo lentamente diversi centri abitati fino a Portsmouth, dove pranziamo in un Fish and Chips; siamo nei vecchi docks, le banchine del porto, andiamo a visitare la Victory (la nave dell’Ammiraglio Nelson), l’equipaggio non se la passava di certo bene. Ripartiamo verso Ovest, il pomeriggio diventa sera e sulla cartina cerchiamo di immaginare dove possa essere un bel campeggio tranquillo e alberato. Ci fermiamo nella New Forest fra gli spazi sterminati e cavalli allo stato brado. Inutile nascondere una certa emozione, montare la tenda per la prima volta… è però più facile di quello che credevamo, il materassino gonfiabile è grande a dovere quindi siamo proprio soddisfatti, la nostra casetta per le vacanze è proprio bella. Una deliziosa cenetta e presto a letto.
elisa per marianna: che pezzi ti servono contattami via mail a elisa@assistenza2cv.it
elisa per paolo: ti serve seima o altissimo contattami via mail a elisa@assistenza2cv.it
ciao
paolo: buongiorno vorrei sapere se avete un plastica posteriore sinistro del faro per 2cv 1976 e nottolino di serratura sinistra
Marianna: Ciao, mi servirebbero alcuni pezzi di ricambio per Dyane, volevo sapere dove poter cercare o se si può chiedere direttamente qui!! grazie, buona giornata a tutti
andrea: Attenzione!!
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