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Autore Topic: Franco ...  (Letto 775 volte)

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Offline Dalfy

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Franco ...
« il: 12 Dicembre 2015, 00:46:28 am »
Una sera, sul tardi, ricevo una telefonata da un caro amico ...

Mi sorprende e mi fa molto piacere la sua telefonata, la prima cosa che mi chiede è: “Come stai?” ...

Non so perché, ma, di getto, gli rispondo: “... mi sento solo” ...

“Vuoi che parliamo?” mi dice ...

Si, gli rispondo, e lui, subito dopo: “Ci vediamo? Vuoi che venga a casa tua?” ...

Ed io ... SI!

In un quarto d'ora è sotto casa mia ...

Un abbraccio, forte ... ci sediamo sul divano ...

Ed iniziamo a chiacchierare, come se non desiderassimo altro ...

Perché con un Amico non conta il quando o il quanto, ma il come ...

Parliamo per molte ore di tutto, del mio lavoro, della mia famiglia, della mia vita e dei miei dubbi e lui, sempre attento, mi ascolta pazientemente ...

E così, senza rendercene conto, viene l'alba ...



Sono rilassato mentalmente, mi ha fatto bene la sua compagnia, soprattutto la sua disponibilità, mi sento compreso e sostenuto ...

Stare con lui, parlare con lui mi ha sempre fatto sentire meglio ...

Guarda l'orologio, sereno, e mi dice: “Bene, adesso vado, devo andare al lavoro” ...

Io, sorpreso, gli rispondo: “Perché non mi hai detto che oggi dovevi andare in salone? Guarda che ora è, non hai dormito niente questa notte” ...

E lui, sorridendomi: “Non c’è problema ... mi ha fatto piacere vederti” ...

Mi sono sentito felice, orgoglioso di avere un Amico così ...

Lo accompagno alla porta di casa, abbracciandolo mentre se ne sta andando: “Mi ha davvero fatto piacere vederti ... ma ... come mai mi avevi telefonato ieri sera?” ...

Lui torna sui suoi passi e mi sussurra "Volevo dirti una cosa ..."

Ed io: “Che succede?” ...

Mi ha risposto: “Sono andato dal dottore, mi ha detto che ... adesso devo andare, non ho più tempo ...” ...

Sono rimasto muto … ma lui mi ha sorriso e mi ha detto: “Ne riparleremo, dai ... buona giornata” ...

Si è girato e se ne è andato.




Sono rimasto li, come un sasso, e mi è servito del tempo per rendermi conto della situazione e mi sono chiesto, più volte: perché quando lui mi ha chiesto come stavo, io mi sono dimenticato di lui ed ho solo parlato di me? ...

Come ha avuto lui la forza di sorridermi, di incoraggiarmi, di "tenermi su", stando in quella situazione? ...

Dopo qualche mese, da quella sera, si è spento, lasciando in me ed in tutti quelli che gli hanno voluto bene, un vuoto enorme ...

Da quella notte, grazie a lui, la mia vita è cambiata ...

Cerco di essere meno pessimista nonostante i problemi che mi affliggono e godo di più per le cose belle che ogni tanto la vita mi regala ...

Adesso cerco di dedicare il giusto tempo alle persone a cui voglio bene …

Ed auguro loro che godano al meglio del tempo che hanno a disposizione, ricordando loro che: “ Colui che non vive per servire … non serve per vivere …”

La vita è come una scala: se tu guardi verso l'alto, sarai sempre l’ultimo della fila, ma se tu guardi in basso, vedrai che ci sono molte persone che desidererebbero essere al tuo posto ...



Grazie, Franco ...
Offinito ...

Offline Watson

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  • Ero anch'io come sei tu e tu verrai come sono io
Re: Franco ...
« Risposta #1 il: 12 Dicembre 2015, 21:45:58 pm »
Non ci sono parole e non saprei proprio cosa scrivere, sei stato fortunato ad avere amici come Franco e lui si sarà sentito bene nell'averti aiutato in quel momento di sconforto ben sapendo che per lui non c'erano più prospettive per invecchiare felicemente.



Una sera, sul tardi, ricevo una telefonata da un caro amico ...

Mi sorprende e mi fa molto piacere la sua telefonata, la prima cosa che mi chiede è: “Come stai?” ...

Non so perché, ma, di getto, gli rispondo: “... mi sento solo” ...



Questa frase mi ha fatto ricordare un articolo scritto da Gramellini per La Stampa, te lo rigiro qui, due parole "come stai?" che tutti noi dovremo spesso chiedere perchè aiutano molto a chi le riceve.



Come stai?

ieri ho letto il Buongiorno di Gramellini sulla Stampa è mi sono messo a piangere (non è che in questi giorni sia difficile)

Due parole, che forse non diciamo mai, due parole che ti salvano la vita...


Cosa farei se vedessi un uomo sul cornicione di un ponte con i piedi pronti al grande balzo? Jamie Harrington, dublinese di sedici anni, è salito sul ponte, si è seduto accanto all’aspirante suicida e gli ha gettato al collo solamente due parole: «Stai bene?». Per tutta risposta l’uomo si è messo a piangere. In tre quarti d’ora di monologo ha concentrato le miserie di una vita. 

 

La sensazione di essere invisibile, inutile, inadeguato. Jamie gli ha lasciato finire il racconto e poi ha detto: «Stanotte non riuscirei a dormire se ti sapessi in giro da solo per la città. Chiamerò un’ambulanza perché ti porti in ospedale». L’uomo alla deriva si è lasciato trarre in salvo: più per non deludere il nuovo amico che per altro. Si sono scambiati i numeri di telefono. A tre mesi da quella notte lo smartphone di Jamie ha suonato e lui ha subito riconosciuto la voce: «Stai bene? Sono state quelle due parole a salvarmi». «Com’è possibile che ti siano bastate due parole?», gli ha chiesto Jamie. «Immagina se per tutta la vita non te le avesse rivolte mai nessuno». 

 

Stai bene. Nel comunicare col prossimo, persino con le persone amate, si preferisce usarne altre più intrusive. «Come è andata?», «Con chi sei stato?». E quando si chiede a qualcuno come sta è solo per recitare una formula di cortesia che spesso non prevede di prestare attenzione alla risposta. Eppure, se pronunciate a cuore aperto, quelle due parole pare facciano miracoli. L’uomo che voleva togliersi la vita ne ha appena creata una nuova, con la collaborazione decisiva di sua moglie. Dice che aspettano un maschio e che lo chiameranno Jamie.



... ditele, diciamole ai nostri cari, memorizziamole e facciamole nostre, due parole Come stai?


Antonio (piango)
W la vita

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