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Autore Topic: l'Aspes ed il Sesia  (Letto 884 volte)

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Offline Aspes

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  • Una volta sfioravo la Giallina
l'Aspes ed il Sesia
« il: 02 Maggio 2007, 14:14:32 pm »
Se le domeniche pomeriggio erano segnate dalle sfide in pista, tanti altri pomeriggi erano dedicati a giri in campagna, non tanto per affinare la tecnica, ma quanto per gustare il piu’ possibile la moto in un contesto che ci aveva visto crescere.

La Campagna che circondava il mio paesino era piena di queste stradine, piede di curve, dossi, buche, salti.

Il traffico era inesistente, limitato per lo piu’ a qualche trattore, guidato da persone che comunque mi conoscevano e che si facevano sempre da parte per farmi passare.

Quando tornavano a casa so che avrebbero detto : “ E’ passato quel matto con la moto da Cross … !!! “

Io ricambiavo salutando, e moderando la velocita’ per un po’ onde evitare di riempirli di polvere.

Queste stradine, in un modo o nell’altro, portavano tutte al Sesia !!!

E questa era la vera palestra : guadi, salite, discese, ghiaia, fango, sabbia e polvere.

Potevi girare sino a stramazzare al suolo distrutto, ma ancora meglio era trovare un angolo fresco, appoggiare l’Aspes ad un tronco, togliere il casco e sedersi
ad  ascoltare il silenzio che  mi circondava, e guardare quell’acqua scorrere lenta.

In realta’ il lato bucolico durava circa 10 muniti, e tutto il resto era adrenalina pura.

Ogni volta si trovavano nuove strade, nuovi sentieri, anche se alcuni percorsi mi rimanevano impressi, per la loro bellezza e difficoltà’.

Uno di questi, in particolare, mi era sempre rimasto molto ostico.

Era un tratto di circa 400 metri, quasi rettilineo ed in leggera discesa, ed in fondo vi era una curva molto secca a sinistra.

Nel tratto rettilineo nei mesi caldi la vegetazione cresceva cosi’ tanto da formare una sorta di galleria, fresca, ed il terreno si compattava tanto da diventare duro
come cemento.

Appena iniziava la curva a sinistra invece tutto cambiava, e si sfociava in una radura, con erba, sabbia, piante e tanta, tanta polvere.

Era inevitabile che nel tratto rettilineo l’Aspes arrivasse al massimo della sua velocita’, e che spesso la curva a sinistra si risolveva in un' uscita di strada, normalmente indolore se non per qualche piccola caduta, che al massimo poteva causare qualche graffio.

Mi capitava di fare questo tratto di strada parecchie volte, fino a fare la curva quasi in modo perfetto.

Non me ne sarei mai andato da quel posto senza averla fatta in modo discreto …. e che cavolo !!!!

Quel giorno era sicuramente estate, perche’ faceva caldo e la vegetazione era  cresciuta enormemente.

Penso fosse di Sabato, e come tanti altri giorni giravo gia’ da un bel po’ lungo il Sesia quando imboccai quel sentiero.

Mi si paro’ davanti una galleria vera e propria, e tirai le marce il piu’ possibile.

L’Aspes prese una velocita’ folle, dato il fresco che aleggiava li’ sotto e dato il tipo di terreno cosi’ duro che non faceva pattinare la ruota posteriore nemmeno un po’.

Arrivai nei pressi della curva sapendo che mai e poi mai sarei riuscito a stare in strada.

Pensai : “ Pazienza ….  ci riproverò’ subito “.

Arrivai quasi dentro alla curva frenando e scalando, ma quando vidi che proprio non ci sarei riuscito, raddrizzai l’Aspes e lo lasciai dirigersi verso la radura, dove avrei potuto fermarmi, girare la moto e riprovare.

Ma mentre sempre a velocita’ piu’ che sostenuta entravo nella radura, vidi una cosa insolita ed inaspettata, che mi causo’ terrore puro : una famigliola, papa’, mamma e due bambini avevano aperto un tavolino da Pic-nic proprio li’,  e si stavano gustando il loro pranzo.

Per una frazione di secondo non seppi cosa fare, ma l’istinto mi fece piegare il piu’ possibile l’Aspes a sinistra ed intanto riaprii il gas.

Come in quelle scene di avventure marinare dove girano e girano il timone e la barca non vira mai, cosi’ l’Aspes parve comunque infilarsi nel bel mezzo di quel Pic-nic, ma alla fine li evito’, sfiorandoli, e passo’ oltre.

Non mi fermai, lo ammetto, per paura, e fatto una decina di metri mi voltai ma non vidi nulla.

La nube di polvere sollevata era enorme, e dovevo averli ricoperti per intero, purtroppo.

Feci ancora circa una cinquantina di metri, e riguardai.

La polvere si era un po’ dissolta, ed il padre mi guardava a braccia aperte.

Le aprii anch’io allo stesso modo,cercando di scusarmi coi gesti.

Feci un' altra strada per tornare a casa, posai l’Aspes, e per tanto, tanto tempo non passai piu’ in quel punto.

Quello che pero’ non mi sono levato dalla mente per tanto, tanto tempo, e’ la vista degli occhi di quei due bambini non atterrita, ma stupiti, seduti con la loro forchettina in mano, e l’espressione del loro papa’ gia’ in piedi davanti al tavolino come a difenderli.

Per tanto, tantissimo tempo questo mi ha fatti stare male, perche’ sapevo di avere rovinato la giornata ad una tranquilla famiglia, e non potevo fare nulla per porre rimedio.

Adesso mi ritrovo padre anch’io, e se passeggio per strade di campagna, o lungo I viottoli del lago, quando sento un rumore mi giro sempre a guardarmi la spalle,
perche’ I folli, con l’Aspes, sono sempre in agguato ... !!!!!!


Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nelle testa,
e il cuore di simboli pieno.