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Autore Topic: io e il motore  (Letto 1506 volte)

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Offline bubbo

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io e il motore
« il: 06 Ottobre 2006, 02:13:24 am »
Premesso che ho una patologia particolare. Mi piacciono le auto, ma tutte, nel senso che guiderei con piacere una FERRARI o una FIAT UNO STING. La differenza principale e’ come interagisco  con il mondo esterno, per Roma farei un figurone con una FERRARI sarei eccitatissimo, molti getteranno lo sguardo nell’abitacolo per conoscermi, ma con la UNO riuscirei ad essere invisibile, lo sanno bene quelli della UNO bianca. In fondo quando voglio essere visibile ci riesco sempre. E’ da quando che sono ragazzo che mi diverto a fare testacoda e controsterzi, faccio una gran confusione e sono molto coreografico, credo pure di aver inventato qualcosa in questo campo,  ma non sono mai stato pericoloso, perlomeno mi e’ sembrato cosi, non credo nemmeno che abbia suscitato molti ammiratori, anzi. Mi piace cosi e da sempre, da quando andavo  in bicicletta, con la mia bici pieghevole impennavo e ci facevo il ciclocross. Poi con la Vespa 50 special diventai piu’ creativo, non riuscivo piu’ ad impennare, forse perche’ non ho mai avuto il fisico da motociclista, gia’ a 18  ero alto quasi un metro e novanta, ma mi ero specializzato in altre “figure”: curvavo strusciando con il cavalletto, accendevo il motore al contrario e sgommavo a retromarcia,  facevo le fiamme di notte abbassando il cavalletto in velocita’ , poi arrivo’ la FIAT 850 SPECIAL bianca auto pericolosissima: in curva passava dal sottosterzo al sovrasterzo quando decideva lei, decidevo io solo quando tiravo il freno a mano. E’ una macchina che ho odiato, con il caldo surriscaldava, bolliva l’acqua ed evaporava la benzina dalla pompa e l’auto si spegneva, indimenticabile lo schienale posteriore: la finta pelle era trattenuta in alto da una bacchetta cromata che complice il  solleone estivo che penetrava dal lunotto, si infuocava e quando salivi sui sedili posteriori e abbracciavi il tuo compagno di viaggio ti sentivi ustionare la pelle dell’ascella e del braccio. Ho visto anche chi si slogava la spalla.
Poi arrivo’ il servizio militare: Autista in Aeronautica a Napoli! Con la vecchia JEEP FIAT AR59 era un spasso, una vera auto indistruttibile. In prima ridotta la potevi appoggiare di punta contro un palazzo e scendere, il motore al minimo continuava a far slittare le ruote e non si spegneva. Con il differenziale posteriore bloccato e su terreni inconsistenti si facevano controsterzi da paura, Con le quattro ruote motrici, il differenziale bloccato e la prima ridotta la jeep si impennava. La nuova CAMPAGNOLA, militarmente denominata AR76, invece non mi piaceva, era delicata nella trasmissione. Rompeva frequentemente i semiassi e piu’ raramente il cambio, ma la cosa piu’  inquietante era la tenuta di strada, con le ruote da fuoristrada, sul bagnato, sbandava e sull’asciutto e carica di militari si cappottava. Sono testimone di entrambi gli episodi, non conoscevo le capacita’ degli autisti ma queste cose non devono accadere ad un veicolo militare. La carrozzeria portante era invece di una robustezza eccezionale, ricordo che un commilitone dalla guida sportiva, una notte  all’interno dell’aeroporto sbando’ con la sua CAMPAGNOLA  e distrusse circa quattro metri di un muretto di tufo gettando i relativi mattoni nel cortile sottostante.La CAMPAGNOLA riporto’ solo una lievissima piega al parafango anteriore e venne omertosamente riportata all’autoreparto. La mattina seguente il crollo venne attribuito ai postumi del terremoto (era il 1982) ma poi al momento dello sgombero delle macerie venne ritrovato sotto le decine di mattoni un fregio anteriore con scritto FIAT. Ma si era a Napoli ed il “guaglione” si salvo’.   Il resto del servizio militare lo svolsi sui furgoni FIAT 238. Grande capacita’ di carico, qualche problema ai semiassi anteriori, ma era il primo autocarro FIAT a trazione anteriore ed era scusato. Buona la tenuta di strada, in curva frequentemente alzava la ruota posteriore esterna ma rimaneva in strada. Riuscivo anche a farci dei numeri: bastava essere a furgone vuoto ed in tre davanti e frenare a momento giusto per farlo impennare sulle ruote posteriori. Lo facevo saltellare come un delfino ammaestrato: dovevi partire bilanciando attentamente il gas (poco) e la frizione fino a quando il furgone entrava in oscillazione perenne, dopo potevi anche scendere e fare il domatore. Solo una volta e per fortuna all’interno dell’aeroporto persi il controllo di un 238 sul bagnato e feci quasi due giri su me stesso, non andavo veloce, forse a 70 kmh, ma il furgone era irrecuperabile non capivo piu’ come stavano sterzate le ruote, mi vedevo ruotare tutto il paesaggio intorno, quando arrivammo sull’erba e vidi le zolle che venivano sollevate, pensavo che mi sarei cappottato. Quando finalmente il furgone decise di fermare la giostra mi girai tentando di dire qualcosa di rassicurante alle due povere reclute sedute sui sedili posteriori alle quali avevo appena offerto il passaggio. Dalle loro divise nuove e tutte abbottonate non usci’ nessuna parola, non risposero assolutamente nulla, ma ancora oggi non dimentico la loro espressione. Fu l’unica volta dove ebbi veramente paura, comunque non era il mio solito furgone non ho mai capito cosa fosse successo. Comunque i FIAT 238 non mi tradirono piu’ , anzi uno di loro, verso la fien del servizio di leva, mi regalo senzazioni uniche. Un pomeriggio d’inverno pervenne una richiesta urgente per un ambulanza per una anziana signora in crisi cardiaca che abitava a Marano. Degli autisti in servizio H24 eravamo solo in due ad avere la patente D necessaria a guidare l’ambulanza, io ed un mite ragazzo della provincia di Cremona, sempre taciturno. Il maresciallo volle affidare l’ambulanza a me. Ne rimasi sorpreso, mi conosceva bene, pensavo di essere considerato inaffidabile, ma poi capii; ero il meno peggio. Il mite ragazzo era coinvolto in un processo per vendita illegale di armi, forse il maresciallo lo sapeva o forse, in fondo, si fidava di me. Appena saliti sull’ambulanza dissi al Cremasco di allacciarsi le cinture, all’epoca non erano obbligatorie, e forse le indossavamo solo noi in tutta Napoli, non rispose nemmeno, sentii solo il clak della cintura. Mi conosceva bene anche lui. L’ambulanza non aveva il tetto rialzato, era completamente grigioverde con delle enormi croci rosse su fondo bianco sulle fiancate. Azionai il lampeggiante e la sirena (quella a fischio!) appena un metro fuori dall’aeroporto. I rumore della sirena era terrificante, dovevi prima premere un deviatore sul cruscotto per escludere il clacson,  poi premendo il pulsante al centro del volante  azionavi la sirena.  Il traffico infernale di Napoli si dissolveva, le strade si aprivano come il mare innanzi ad un novello Mose’  se fossi stato su una volante della Polizia qualche guappo si sarebbe anche messo di traverso, ma l’ambulanza non si discute. Non mi sono mai fermato se non sotto casa della signora. Persi, invece, molto tempo per entrare a retromarcia nel condominio, dagli specchi retrovisori non capivo le indicazioni  dei parenti. Aiutati dai familiari e dal dottore presente nella casa caricammo la paziente mezza nuda ed in evidente fibrillazione sulla barella e poi giu’ per le scale. Non eravamo abituati a tali situazioni, fra l’altro sara’ stata la terza o quarta donna che vedevo nuda e l’imbarazzo lo notavo anche nel pregiudicato Cremasco.   L’ambulanza non aveva defibrillatore, anzi a parte un grosso contenitore per l’acqua e qualche strano tubo in plastica no aveva proprio nessuna attrezzatura medicale.  Appena partiti, il dottore si affaccio’ solo con il naso e la bocca attraverso il minuscolo spazio comunicante con la cabina di guida e si raccomando’ di fare presto perche’ la signora stava morendo. Dopo cinque minuti il naso e la bocca si riaffacciarono chiedendo a gran voce di andare piu’ piano perche’ non avevano appigli per reggersi!   Imboccammo una strada a quatto corsie, credo via Foria,  la corsia di destra era bloccata, al centro c’era la corsia preferenziale intasata di autobus, presi la quarta contromano. Era adrenalina allo stato puro, arrivammo al Cardarelli in pochi minuti, non so quanti, ma pochi.  La signora  arrivo viva, ma purtroppo, seppi in seguito che non ce la fece e mori’ dopo qualche giorno. Ma io la portai viva. Arrivo’ il congedo e la Dyane arancione. Entravo nelle curve a qualsiasi velocita’ e specialmente sul bagnato bastava anticipare la curva sterzando con violenza e piu’ del dovuto per far coricare la Diane sulle ruote esterne e la curva era superata. Un giorno decisi di scalare una verde collina dell’EUR presi la rincorsa, saltai il marciapiede e dal LUNEUR mi arrampicai fino al gard rail della CRISTOFORO COLOMBO. Soddisfattissimo mi gettai allegramente per la discesa, fino a quando mi imputai con le traverse anteriori del telaio nell’erba. Dopo qualche giorno notai che il motore aveva il minimo accelerato, apri il cofano e lo abbassai, nei giorni successivi ripetei tale operazione almeno altre tre volte, poi capii. Il telaio si era piegato in avanti ed il motore  allontanandosi tirava il cavo dell’accelleratore!
La riparai e siamo stati insieme ancora qualche anno. Poi arrivo’ la Giulia con la quale aggiunsi una nuova figura: la sgommata da fermo. In effetti e’ una sorta di burn out come quello delle moto: da fermi si deve inserire la retromarcia premere il freno con la punta ed accelerare con il tacco poi tirare su la frizione. Una delle ruote posteriori iniziera’ a girare vorticosamente mentre la macchina rimane immobile, il rumore del motore e delle gomme e’ terrificante anche perche’ accompagnato da fumo e puzza di bruciato. Tale sistema e’ molto piu’ efficace della solita strombazzata per velocizzare il traffico, pero’ e’ abbastanza distruttivo per gli organi meccanici.
Mi sembra condivisibile che letto quanto sopra pensiate di avere a che fare con un matto. Ma io ho invece paura della velocita’ ,  in autostrada evito di andare veloce, quando capita di superare di poco i limiti  non sono tranquillo, mi sudano le mani. E non ci crederete, con l’assicurazione sono in prima classe oramai da anni.

Offline Aspes

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  • Una volta sfioravo la Giallina
Re: io e il motore
« Risposta #1 il: 06 Ottobre 2006, 09:19:29 am »
Caro Bubbo, siamo tanto, tanto simili.
Anch'io come te condivido la passione per tutto cio' che si muove.
L'unica differenza e' che non mi spaventa la velocita', anzi .....
Piu' vanno veloci e meglio e' .... fa 200 ed io vado a 200.
Fa 250, e' uguale ...
La Yamaha segnava 300, e vai a 300 ... !!!!
Anche adesso non e' che mi sono calmato piu' di tanto, purtroppo.
A militare ho guidato un po' di tutto, anche se non avevo la patente.
Dagli AR ai trattori che trainavano gli obici 155-23.
Il mio Tenente ha anche cecato di farmi prendere la patente quella militare, cosi' poi potevo fare il passaggio all C civile, ma non ci e' riuscito.
Una curiosita : il mio ex-tenente ora e' Colonnello, e comanda la scuola di artiglieria a Bracciano. Dopo 30 anni, grazie a Folgore che posta anche lui su questo Forum, sono riuscito a risentirlo, e mi ha fatto un piacere immenso.
Altra differenza : io vivevo in un paesino di 700 abitanti in provincia do Novara, e spesso la sera, a grande richiesta, mi esibivo in tutto il reportorio : sgommate, testa coda al contrario, frenate piu' che al limite, curve a velocita' folle ..... ridevano tutti, e qualcuno ( i piu' coraggiosi ) volevano anche salire.

Detto tutto cio', ritorno a fare il bravo ragazzo.

 


[allegato eliminato dall\'amministratore]
Siamo qualcosa che non resta, frasi vuote nelle testa,
e il cuore di simboli pieno.

Offline scanner79

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Re: io e il motore
« Risposta #2 il: 08 Ottobre 2006, 12:09:17 pm »
Io invece non ho avuto ne auto n moto potente solo la fiat500, quella nuova, e la 2cv. Ora ho la saxò.

Ho sempre rispttato la meccanica, ma poco i limiti di velocità.

Nessuno voleva venire in macchina con me. Ora mi sono calmato. Ma mi diverto comunque quando sono solo e so di non essere un pericolo per gli altri.
Certe volte è meglio tacere e passare per idioti che parlare(scrivere) e dissipare ogni dubbio!!!