Come Mario vuole ….

E cosi’ alla fine presi la sedia e mi sedetti appena fuori dal mio portone.
Una volta era una cosa normale, oggi invece nessuno lo fa piu’.
Forse per pudore, forse perche’ non c’e’ piu’ niente da dire, o da vedere.
Mi misi comodo, e chiusi gli occhi, lasciando che il calore mi avvolgesse, lasciando che il sole mi riscaldasse
di quel calore buono, non eccessivo.
Sempre con gli occhi chiusi alzai il viso verso l’alto, in direzione del cielo, cercando di scacciare le mie ansie, le angosce, le preoccupazioni.
All’inizio non sentii niente, e per tante volte fui tentato di riaprire gli occhi, di lasciare perdere, tanto sapevo che era solo un sogno, e che mai si sarebbe realizzato.
Ma non lo feci. Rimasi seduto li con gli occhi chiusi, nel silenzio quasi irreale che mi circondava.
Poi piano piano, lontanissimo, iniziai a percepire una musica.
Era una musica nota, ma era troppo lontana e non riuscivo a capire cosa fosse.
Chiusi ancora piu’ forte gli occhi, ancora piu’ determinato a resistere, e la musica aumento’, e capii cos’era.
Non se qualcuno di Voi ha una canzone che gli ricorda l’infanzia e l’adolescenza. Per me quella canzone e’ “ Azzurro “, perche’ mi ricorda quei caldi pomeriggi estivi, interminabili, passati a giocare.
Ed era proprio “ Azzurro “ che stavo sentendo. E piano piano inziavo a sentire altri voci, voci di anziani e di bambini, rumori di biciclette che passavano con quelle cartoline attaccate ai raggi ad imitare il rumore di una moto.
Sentivo il clack-clack di quelle palline che picchiavano all’impazzata, e che spesso finivano contro il polso, rumori di espansioni, profumo di ricinato.
Ma ancora non osavo aprire gli occhi, no, ancora non bastava.
Ed alla fine deglutii ed inziai a sudare, perche’ sentivo arrivare dalla strada principale un rumore ben noto. Era un rumore di un motore ben noto, imballato. Sentii distintamente un terza-seconda da brivido, accompagnato da uno stridio di gomme, e poi il rumore aumento’.
A quel punto aprii gli occhi, e la vidi : era proprio Lei, di un giallo acceso, dua fari enormi davanti al posto del paraurti, bellissima.
Il muso mi sfioro’ per entrare nel cortile, senza nemmeno rallentare.
Ne scese un tipo magro, con I capelli arruffati e gli occhiali da sole, che mi chiese :
“ Ciao. Chi sei ? Cosa fai qui ?
“ Ciao. Mi stavo riposando un po’. Non mi conosci, sei troppo giovane, ma io una volta abitavo qui vicino “.
“ Davvero ? Ed che io pensavo di conoscere tutti !!!. E poi guarda che mica sono cosi’ giovane, ho quasi 19 anni !!! “
“ Scusami, ma per me che ormai ne ho 50 mi sembrate tutti cosi’ tanto giovani. Lo sai che hai una bella macchina ? “
“ Davvero ti piace !! E’ una Dyane, quando l’ho presa io, l’anno scorso, non l’aveva quasi nessuno, adesso invece incominciano a vedersi un po’ di piu’ in giro. Guarda e’ comodissima, ci si sta bene in 4 ed ha anche un bel baule, niente a che vedere con quei chiodi di 126. Ma veramente ti piace ? “
“ Si. Mi piace molto. Mi ci faresti sedere ? “
“ Certo, Fai pure. “
E cosi’ mi sedetti al posto di guida. Tutto era come me lo ricordavo, con I sedili non ancora sfondati, con il vetro dietro gia’ pieno di adesivi e tanta strada ancora da poter fare.
“ Sai, e’ proprio una bella macchina, tienila bene, perche’ dopo non ne troverai piu’ di cosi’ belle “
“ Ma va, dai, non farmi ridere. E’ solo una Dyane, appena posso la cambio, cosi’ mi prendo qualcosa di piu’ veloce e di piu’ comodo. Va bene per ora, ma appena inizio a lavorare cerco di meglio “.
“ Eppure sono sicuro che la rimpiangerai “.
“ Puo’ darsi. Adesso devo andare. Mi aspettano a Biandrate sul pistino con la moto da Cross. Ancora non ho capito chi sei, pero’ mi ricordi qualcuno che forse ho visto un po’ di tempo fa. Sei per caso parente del Renato ? “
“ No, Non importa, e’ troppo difficile da spiegare.  Magari un’altra volta. Vai pure, che ti vedo partire. Ciao “
“ Ciao Ciao “
Lui chiuse il portone, per aprirne un’altro da un’altra parte poco dopo.
Ne usci’ con una moto da Cross con il serbatoio grigio, il casco blu e stivaloni da cross neri. Mi passo’ di fianco impennandola, mentre con una mano mi salutava, lasciandomi a bocca aperta ed ancora di piu’ inebriato da profumo di ricinato, con negli occhi il colore giallo di cio’ che avevo colto sul serbatoio : “ “.
Mi risedetti sulla sedia, occhi chiusi e sguardo rivolto al cielo.
I rumori iniziarono ad affievolirsi, la musica si allontano’ sempre di piu; fino a scomparire.
Mi sentii toccare sulla spalla, ed aprii nuovamente gli occhi.
Era mia moglie, che disse : “ Andiamo proprio bene. Adesso ti addormenti sull strada. Dai che Chiara vuole uscire. “.
“ No, Non stavo dormendo “.
Ma come avrei potuto spiegargli.
Ero stato dove I sogni incontrano la realta’, dove l’impossibile diventa  possibile, dove le Dyane ancora viaggiano, per sempre.

Aspes