La Giallina ed il Banche’


In fondo credo che anche in mezzo a questa strada cosi’ trafficata, cosi’ rumorosa, qualcuno si fermera’ un istante a leggere ..

E questo e’ il mio limite, da eterno sognatore …….


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Il Banche’, o Pippo come veniva da tutti chiamato sin dall’infanzia, era uno di quei personaggi che ogni gruppo di amici dovrebbe avere.
Pippo lo era stato sin da piccolo, e forse mai nessun nomignolo era stato piu’ azzeccato. Come il Pippo che tutti conosciamo era solito infilarsi in situazioni che sfociavano nella comicita’, e la sua distrazione a sbadataggine erano all’ordine del giorno.

Quando si trasferi’ alla Badia, da Biandrate dove aveva sempre abitato, lavorava gia’.

Lavorava al San Paolo, perche’ allora si chiamava solo cosi’, e correva voce che fosse uno dei pochi ad essere stato assunto direttamente da “ San Paolo “ in persona.

Al contrario di noi studenti, perennemente senza una lira, il suo lavoro ne faceva un benestante, tanto da potersi permettere un’auto nuova, una R5 TL, di uno strano colore verdino metallizzato.

Piu’ tardi scoprimmo che il significato di TL era : Troppo Lenta.

E ben presto, visto il suo lavoro, il nomignolo di Pippo si trasformo’ in Banche’, piu’ consono al lavoro che faceva, ed ancora oggi e’ rimasto “ Il Banche’ “.

Ma il Banche’, pur essendo Pippo, aveva una particolarita : in auto era veloce, molto veloce !!!!

Tra me e lui ben presto ne nacquero scintilla, e la Giallina durante la gite serali era costretta ad un super lavoro per respingere gli attacchi del Banche’.

In quegli anni la supremazia della Giallina coniugata alla pazzia del suo guidatore era indiscussa, tanto che ormai piu’ nessuno cercava la sfida.

Ma ecco che era arrvato il Banche’, oltretutto con un’auto per me lontana parente della l’innominabile vetturetta, e quindi da sconfiggere in tutti I modi.

Iniziai cosi’ la fase di studio, piu’ difficile delle altre volte, dato che quella R5 era si piu’ veloce sul dritto della Giallina, anche se di pochissimo, ed in curva si comportava allo stesso modo, e fino a quel momento non avevo ancora trovato il modo di batterlo.

Ci stuzzicavamo in tutti I modi : se lui era davanti io gli viaggiavo a circa due centimetri, se invece ero davanti io e lui accennava il sorpasso io mi spostavo subito sulla sinistra, chiudendo la porta, oppure in curva frenavo talmente tardi che lui non poteva fare nulla.

Insomma, piu’ che gite serali erano vere e proprie gare, senza mai un vincitore certo.

E poi mi dicevano : “ Questa volta il Banche’ non lo batti, hai trovato un osso troppo duro. E poi l’R5 e’ piu’ veloce della !!! “.

Io sorridevo, ma masticavo amaro, e pensavo, pensavo a come fare per far finire questa storia.

Avevo gia’ tolto il paraurti, tolto I fari di profondita’, chiuso lo specchietto retrovisore, nella speranza di guadagnare qualche chilometro, ma no, niente da fare, I fari di quella R5 erano sempre li dietro, incollati o poco lontani.

Quella sera come al solito eravamo in piazza, pensando a dove poter andare.

“ Andiamo alla Texaco a mangiare il gelato ? “ disse qualcuno.

“ Si, andiamo “ dissi io.

E ci avviammo : in tre sulla Giallina ed in quattro sull’R5.

Partimmo io davanti ed il Banche’ dietro, e cosi’ eravamo ancora all’entrata di Casalvolone, quando sporsi il braccio fuori dal finestrino e feci segno al Banche’ di passare.

Il Banche’ passo’, e dal fumo che vidi dallo scarico, olio puro, capii che stava tirando.

Mi incollai dietro, tirai la terza ai fatidici 110, forse di piu’, e quando vidi che stavo per tamponarlo mi buttai fuori.

In un lampo gli fui di fianco, e per un po’ restammo li’: io sulla sinistra della carreggiata e lui sulla destra, guardandoci, con il piede destro cosi’ schiacciato da farmi male.

Fu una frazione di secondo, e quando percepii che l’R5 sembrava andare piu’ veloce, mi spostai verso destra, verso di lui, di piu’, sempre di piu’ ancora di piu, fino a sentire qualcosa simile ad un “ tin “ …….. !!!!

L’R5 rallento’ di colpo’, ed io potei rientrare sulla destra.

Di li’ a poco ci furno un paio di curve belle secche, dove la Giallina prese un vantaggio incolmabile, ed arrivammo alla Texaco esultanti.

Scendemmo e chiesi : “ Ci siamo toccati ? “

“ No” disse lui.

“ Ed allora perche’ hai alzato il piede “

“ C’erano le curve, scemu “

Ma il banche’ era nervoso : alla fine era stato battuto pur con la macchina piu’ veloce, da uno che era cosi’ matto, ma cosi’ matto da andargli addosso pur di stare davanti.

Era l’unica cosa che non aveva potuto prevedere, e questo gli bruciava, ma tanto tanto.

Non ci furono piu’ altre gare con l’R5.

Finalmente I giri serali ripresero ad essere tali, con sporadiche scaramucce, ma senza la necessita’ di dimostrare nulla.

Oggi ripasso per quell strade, con auto cosi’ veloci che le nostre gare di allora mi sembrano un po’ ridicule.

La Texaco non esiste piu’.

Ci passo ancora li davanti, con nostalgia, e socchiudendo un po’ gli occhi cerco di ricordarmi com’era allora, come eravamo, chi c’era.

Ancora adesso la mano corre a cercare un pomello rotondo di plastica nera, che qualcuno di nascosto ogni tanto mi svitava.

E su quel rettilineo cerco il punto dove la Giallina tocco’ l’R5, lasciando il Banche’ con un palmo di naso.

Ora sono grande, sono cresciuto, e finalmente la ragione ha preso il sopravvento,
L’eta’ adulta ha fatto di me un uomo ed un padre.

Certe cose ora non le farei piu’ ………

Forse …. !!!!!!!!!!