Pensieri

Tanti tanti anni fa piu’ volte al giorno sentivo quel piccolo bicilindrico frullare sotto di me.
Era una cosa normale, e non ci facevo proprio caso.
Vagavo per intere serate piene di nebbia, con le orecchie congelate per gli spifferi e col vetro che si appannava, smanettando sulla levetta per cercare di indirizzargli un po’ di aira calda.
La musica era sempre a manetta. Di rigore era un bel mangiacassette con un amplficatore per aumentarne la potenza ed un display a led che si muoveva a tempo di musica.
Le citta’ non erano troppo caotiche, ed ancora si poteva circolare in Centro per qualunque strada.
Il piccolo bicilindrico faceva il suo bel lavoro. Non era troppo lento, ed in realta’ mi faceva muovere ad una velocita’ piu’ che buona, pari alle altre auto.
D’inverno, a parte gli spifferi laterali, entrava un’aria calda mista ad olio, d’estate e nella mezze stagione entrava invece un’aria fresca ed umida filtrata da una retina tipo zanzariera.
I fari, con quelle belle lampadinone, illuminavano decentemente la strada quasi sempre asfaltata, ma non disdegnando lunghi tratti di sterrato o di fango, indispensabili per raggiungere luoghi dove fermarsi a meditare, abbassando il volume dello stereo ed ascoltando, tanto per farsi un po’ piu’ di male ” Don’t let it bring you down “.
I capelli erano ancora lunghi, prima che si accorciassero e poi sparissero.
Le sfide con le l’innominabile vetturetta e qualche R5 particolarmente lenta non erano poi cosi’ rade, e mi ricordo anche di qualche toccatina fianco a fianco.
Anche i giri a capottina aperta, anche se quando meno te lo aspettavi ti arrivava il telaietto in testa, dato che mi scordavo sempre di rifissarlo.
C’era un bel lavavetro, che se girato oppurtunamente verso destra, serviva a lavare le persone sedute fuori dai Bar, che immancabilmente gurdavano verso il cielo.
Eravamo un po’ post-sessantottini, eravamo un po’ di tutto ma niente di preciso.
Adesso che siamo cresciuti riusciamo a rimpiangere anche quelle serate passate a fare chilometri con la sensazione di avere preso un pugno nello stomaco, con l’angoscia di non sapere dove andare.
Tutto quello che e’ rimasto e’ quel piccolo bicilindrico che continua a frullare, ed in fondo in fondo non e’ per niente poco, vero ?