Inferno o Paradiso?

Non so quanti anni avessimo, pero’ mio Fratello spesso piangeva quando, tagliando a meta’ un’arancia, la trovava troppo rossa, cioe’ Inferno.
In realta’ piangeva solamente perche’ lo prendevo in giro, perche’ era ancora troppo piccolo per capire che in  fondo in fondo le arancie erano tutte uguali,e che eravamo troppo piccoli, sia io che lui, per capire che tutto quello che facevamo e che il periodo che stavamo vivendo era sempre e solamente ” Paradiso “.
Dicono tutti che l’infanzia non ritorna, ed e’ vero ! Ed anche quelle Estati cosi’ lunghe e cosi’ calde non si sarebbero piu’ ripetute.
Pero’ io ne conservo un ricordo cosi’  vivo che quasi ne posso sentire i profumi, posso sentirne le voci, posso vederne le luci.
A quell’epoca pranzavamo in Cucina. Faceva caldo, molto caldo, quindi penso fossimo ormai gia’ in Luglio.
Il nostro era un cortile molto grande, con una bella terrazza e sotto ad essa un ampio portico. Il portone a due battenti che dava sulla strada era sempre completamente aperto. Forse allora non c’erano i problemi che si sono oggi. Non c’erano furti, ci si conosceva tutti e ci si fidava di tutti.
Stavamo ancora finendo di pranzare,quando alcune volte dall’esterno si sentiva il rumore della pallina che rimbalzava su quel tavolo di legno verde, comunemente detto ” Il Ping-Pong ” !!!.
I compagni di gioco erano gia’ arrivati, quindi io guardavo mio Fratello e come dei fulmini uscivamo fuori a giocare.
In pratica casa nostra era diventata come una sorta di luogo di ritrovo.
Sotto questo portico c’era il  ” Ping-Pong “, ed il ” Calcio Balilla “, ed i pomeriggi passavano tra partite interminabili e tornei ad eliminazione diretta.
La cosa curiosa e’ che se il ” Ping-Pong ” era  nostro, per una sorta di tacito accordo con il Bar locale, quando il
” Calcio Balilla ” veniva cambiato perche’ troppo vecchio, ebbene, questo veniva portato a casa nostra.
Tutto questo e’ durato per anni, per me e per tutti noi era una cosa normale, e non ho mai capito il perche’.
Ma forse il perche’ era da ricercare nel ” personaggio ” che gestiva questo Bar. Era una persona molto curiosa, sanguigna, facile alle arrabbiature ma molto ironica.
Sinceramente in quel periodo noi nemmeno ci rendevamo conto che quel posto fosse un Bar, che in fin dei conti quello era il suo lavoro e la sua fonte di reddito.
Quando non eravamo a casa eravamo li’. Passavamo le giornate ” sotto la porta “, ad ascoltare canzoni dal Juke Box od a giocare a Flipper. In realta’ nel cortiletto sul retro c’era anche un Ping Pong, ma all’epoca ci giocavano i ragazzi piu’ grandi, ed a noi era impossibile avvicinarsi.
Spesso si litigava, oppure si combinava qualche guaio, ed allora, una volta scoperti, si veniva puniti da questo Signore.
La punizione era l’espulsione dal Bar per un periodo di tempo da lui stesso deciso. In pratica si poteva rimanere all’esterno, senza poter entrare, e questa era la regola, sia d’Estate che d’Inverno.
Io non mi ricordo di essere mai stato espulso, pero’ molti miei amici lo sono stati. A pensarci ora fa tanto tenerezza, ma purtroppo per chi la subiva questo era un vero dramma.
Anche la tecnologia all’epoca era scarsa, e  molto spesso d’Estate, soprattutto dopo un grosso temporale, mancava la corrente e proprio non voleva saperne di ritornare.
In realta’ noi eravamo un po’ contenti di questo, perche’ se la mancanza di corrente si protraeva, il ” Pierinu” ( cosi’ si chiamava ), cominciava a svendere i gelati, e soprattutto i ghiaccioli, allora ambitissimi.
E piu’ a lungo mancava la corrente meno i ghiaccioli costavano, fino ad arrivare ad un prezzo quasi di regalo.
Adesso penso che Lui in realta’ non volesse guadagnare qualcosa ad ogni costo. Penso che in fondo in fondo, piuttosto che buttarli preferiva
farli avere a noi ragazzi, pero’ conservando in qualche modo quel Suo alone di ” Burbero “.
Davvero all’Epoca non pensavo che quei tempi sarebbero passati, che Lui sarebbe invecchiato, che anche Lui si sarebbe ammalato, come tutti, e che anche Lui avrebbe lasciato le redini del Suo Bar a qualcun altro.
Invece, un anno dopo l’altro il tempo e’ passato, inesorabile, e nel frattempo tante cose sono cambiate.
Il cortiletto interno e’ ormai sparito, e con esso il Ping-Pong.
E’ sparita anche la Pizzeria, dove ogni tanto si servivano delle ottime Pizze con il  ” buco “.
E’ sparito dal piano superiore il Salone Ristorante, con annesso la Sala Biliardo.
Io ormai avevo preso a lavorare discretamente lontano, frequentando Compagnie diverse che mi portavano sempre fuori dal mio Paese.
Avevo saputo che il ” Pierinu ” era stato male, ma un po’ si era ripreso, ed infatti ogni tanto lo vedevo in giro per il Paese.
Io lo salutavo sempre, ma Lui aveva un’espressione un po’ assente, e non so se mi riconosceva, e di questo mi e’ sempre dispiaciuto.
Una mattina mentre ero al lavoro, ricevetti una telefonata da mia madre. Gia’ sentendo la sua voce avevo capito che c’erano solo due possiblita : o belle o brutte notizie, visto che al lavoro Lei non mi chiamava mai.
La notizia era una di quelle brutte : Lui, il vecchio Pierinu ci aveva lasciati per sempre.
Cercai di far si che la telefonata finisse il prima possibile, e poi mi prese uno sconforto indescrivibile, tanto che mi rifugiai nel bagno a piangere.
Fino a quel momento, visto che Lui era ancora in vita, non avevo voluto considerare che i tempi fossero cambiati, che noi ragazzi eravamo cresciuti e che Lui era invecchiato.
Era comunque sempre li, e dentro di me pensavo che prima o poi si sarebbe completamente ripreso, che avrebbe ricominciato ad inveire contro chi si comportava male e che avrebbe nuovamento costretto in punizione fuori dal suo Bar i soggetti peggiori.
No, tutto questo non ci sarebbe stato mai piu’, e quel giorno con Lui se ne era andata una parte della mia gioventu’, quella piu’ bella, quella piu’ spensierata.
Ancora oggi entrando in quel Bar mi pare di sentire la Sua voce che mi dice : Titun, prendi qualcosa ?