Prima che svaniscano

E ne ho fatti di chilometri per le vie del centro di quella citta’. A pensarci bene, tutto era come e’ ancora oggi, ma in realta’ completamente diverso. Da studente, timidamente mi avvicinavo alle vetrine per me sfavillanti, piene di oggetti da poter solamente sognare,
Ero cosi’ ingenuo, cosi’ giovane che tutto mi affascinava.
E ne ho fatti di chilometri con Lei lungo le vie del centro delle mia citta’.Le stringevo la mano, camminando, ne sentivo il calore, e Lei senza nemmeno accorgersene stringeva la mia sempre di piu’, sempre piu’ stretta, come a rafforzare il nostro stare insieme, cercando in quel modo di diventare una cosa sola.Camminando per le vie del centro, spesso ci si fermava a guardare le vetrine, e Lei, come me, affascinata da quello che vedeva apriva un po la bocca con fare meravigliato.

Lei guardava quello che c’era dietro al vetro, ed io guardavo Lei riflessa nella vetrina, il capo un po’ chino, con I capelli lunghi e lisci che gli scendevano in avanti a coprirle il viso, con la mano libera che disperatamente cercava di ricomporli dietro all’orecchio, inutilmente.

“ Maurizio, hai visto che bello quel …… ? “

Io dicevo si, ma nemmeno sapevo a cosa mi riferivo, tanto ero preso da Lei, tanto ero intento a guardare Lei, solo Lei.

Camminando per le via del centro siamo cresciuti, ci siamo incontrati, ci siamo lasciati.

Spesso ci siamo infilati in una libreria, a leggere I titoli dei libri, a cercare di convincerla che anche un libro che puo’ sembrare strano fine e’ bello, a raccontarle in un minuto tutta la trama di via col ventro, a parlarle di come doveva essere bella Tara in qujel periodo, come se esistesse veramente.

Tante volte ci siamo fermata a prendere un gelato, in pieno inverno, mentre pioveva, fuori sul marciapiede a congelarci le mani, ridendo, dicendoci che solo delgi stupidi potevano prendere un gelato con quel freddo.

Ed alcune volte siamo entrati in un cinema, a vedere non so cosa, stretti l’uno vicino all’altro, sperando che quel film non facesse commuovere troppo, perche’ non saremmo riusciti a trattenere le lacrime, come quella volta che andammo a vedere “ Dietro la maschera “, ed alla fine tutti erano ancora seduti al loro posto, e le maschere erano I nostri visi, rigati di lacrime.

E ne ho fatti di chilometri uscendo da quella citta’, con la Giallina che allora sembrava enorme, tanto che Lei mi si doveva avvicinare.

La musica usciva da quella casse, altissima, e noi cantavamo, a modo nostro, magari senza nemmeno conoscerne la parole.
Le stagioni si susseguivamo, ed a volte il sole si rifletteva su quel cofano cosi’ giallo tanto da illuminare anche noi all’interno. Altre volte invece la pioggia penetrava dappertutto, ed il gelo poi inbiancava I vetri.

Ne ho fatta di strada da quei momenti, forse troppa.

Anche se so che quel fiume e’ sempre la’, ora so che non scorre piu’ per me, per noi.

Camminando per le vie del centro della mia citta’, tutto quello che vedo ora sono I ricordi, che mi aspettano dietro ad ogni angolo, che mi chiamano.

Forse l’eta’ adulta, matura, sta’ gia’ cedendo il passo a qualcosa di diverso, una stagione nuova, quella in cui si iniziano a tirare le somme di una vita.

Scrivo queste righe per cercare di fare un po’ d’ordine nella mia mente, per mettere su carta le impressioni che si agitano dentro di me.

Prima che svaniscano.